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TOOL
UN RITORNO MOZZAFIATO...

Nati in piena era GRUNGE i TOOL tornano sulle scene rock dopo 5 anni di assoluto silenzio. Erano caduti nell’oblio, ma solo per tornare in gran forma con il loro nuovo album “10 000 days”, entrato già al quarto posto della classifica dei dischi più venduti.

Non tutti sanno che “Tool” nel gergo militare è una persona che tradisce anche i propri migliori amici per i propri interessi e che segue pedissequamente ogni singola regola che gli viene imposta dall'alto, tema ricorrente nei testi del frontman.
Dal 1991, quando si formano a Los Angeles, la band è riuscita ad assimilare i suoni di 20 anni di rock, dalla psichedelia dei Led Zeppelin, al suono duro di maestri come Black Sabbath, per passare alle distorsioni e ai riverberi grezzi che negli anni 90 si facevano sempre più strada. Hanno provato a definirli alternative metal, grunge estremo…in realtà è impossibile etichettarli in un genere, come impossibile è paragonarli al altri gruppi della scena rock. Le loro sperimentazioni arrivano a dei livelli altissimi, soprattutto con l’album Aenima del 1996, considerato fino ad oggi il loro capolavoro. La sezione ritmica fa da padrone in ogni brano, la batteria di Danny Carey è inconfondibile, come lo è la voce filtrata, potente e “soprannaturale” di Maynard, che riesce a veicolare le ossessionanti vibrazioni prodotte dalla band. Sono momenti che segnano il dolore e le angosce prodotto di una società americana contro cui si trovano a dover lottare.

Rispetto ai primi due album - l'Ep Opiate del 1991 contenente 6 pezzi e Undertow del 1992- Aenima inserisce nel tessuto sonoro anche campionamenti ed effetti metallici o suoni di presse, sperimentazioni che diventeranno il loro tratto distintivo.
Dopo 5 anni quello che risulta dal nuovo album Lateralus del 2001 è un progressive rock svecchiato dall’heavy metal, dove sono ancora suoni metallici, ritmi devastanti e accordi dissonanti a tenere le fila del disco. Tutto sembra avere ritmo gotico e tribale allo stesso tempo; da arpeggi dolci a quelli più ritmanti e psichedelici, per finire nell’industrial. La band riesce a sciogliere e mescolare un insieme di varianti e sperimentazioni ritmiche e sonore, che si lasciano cullare da melodie e scuotere da distorsioni pesanti.

LA RECENSIONE DELL'ALBUM.

TRACKLIST

1. Vicarious
2. Jambi
3. Wings For Marie (Pt 1)
4. 10,000 Days (Wings Pt 2)
5. The Pot
6. Lipan Conjuring
7. Lost Keys (Blame Hofmann)
8. Rosetta Stoned
9. Intension
10. Right In Two
11. Viginti Tres
 

Tutto questo sono i Tool, che arrivati nel 2006 tornano con il nuovo album 10000 days. La sola copertina e il booklet interno farebbero gola a molti: occhialini allegati per godersi a pieno l’effetto stereoscopico in 3D gli artwork, le immagini esoteriche dai colori sgargianti. Dai primi ascolti possiamo dire che i Tool sono tornati, in loro pieno stile, l’ascolto non risulta immediato, ma sicuramente l’album si lascia apprezzare canzone dopo canzone. Il titolo si riferisce ai 27 anni di sofferenza della madre di Maynard rimasta paralizzata in seguito ad un ictus e morta solo un anno fa: E’ una sofferenza che si percepisce in ogni testo e in ogni nota. Le sperimentazioni ritmiche sempre più incalzanti anche in questo lavoro, grazie anche alla maturità di Carey che ha raggiunge qui livelli altissimi. Il pulsare della sua batteria insieme al basso in crescendo creano atmosfere claustrofobiche e decisamente spirituali. Anche se dobbiamo ammettere che rispetto ai precedenti lavori, la svolta è verso sonorità più comprensibili, a volte già sentite, come i riff e gli arpeggi di Jones; pesa l’assenza di squarci , di continui cambi di tempo destabilizzanti, di tempi incessanti e di cromatismi sonori del passato. Certo è che l’album che chiude una triade decennale aperta da Aenima, si presenta come unico e originale nel campo musicale odierno. Da citare le più belle canzoni dell’album e forse dell’intera discografia dei Tool : Wings for Marie e 10000 days, di una bellezza e intensità rarefatta.

L’attesa è stata lunga ma sicuramente i fans potranno ritenersi soddisfatti anche se le lamentele non sono mancate puntuali anche stavolta. Di certo l’occasione di vederli dal vivo in concerto, per un tour di tre date, si presenta come uno degli appuntamenti rock più appetibili della stagione.

 

Impaginazione di Marco Masia
Recensione e testi di Rosy Donniacuo
Si ringrazia Live in Italy