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Settembre 2004 All’età di 18 mesi
inizia a camminare.
Dicembre 2004 I primi sintomi di
un’insufficienza motoria si manifestano con
un’insolita deambulazione.
Gennaio-aprile 2005 Si inizia a
cercarne le cause, prima presso
l’ambulatorio del medico curante poi
nell’ospedale di Nuoro, per approdare infine
a Cagliari presso lo studio privato del
professor Antonio Cao, ex-Direttore della
seconda clinica pediatrica dell’ospedale
Microcitemico di Cagliari.
7 giugno 2005 Iniziano i primi
controlli ed esami presso l’ospedale
Microcitemico di Cagliari.
(elettromiografia, con esito normale, ed
esami del sangue in day hospital )
Luglio 2005. Si inizia a parlare di
risonanza magnetica nucleare all’encefalo,
ma l’ospedale non è dotato
dell’apparecchiatura necessaria e bisogna
ricorrere al SS.Trinità di Cagliari.
Nel corso nel 2005 Roberto è
sottoposto a numerosi esami biopsia
muscolare(7 ottobre), potenziali evocati
acustici e visivi (22 dicembre) da cui si
evince un’ alterazione acustica che accelera
l’urgenza della RMN
20 marzo 2006. La RMN encefalo
(risonanza magnetica nucleare) effettuata al
SS Trinità di Cagliari evidenzia
un’alterazione alla sostanza bianca.
11 aprile 2006. Nuova
elettromiografia dove si evidenzia una
neuropatia demielinizzante
11 luglio 2006 Arriva la diagnosi: si
tratta di leucodistrofia, ma non si sa
ancora quale sia la forma. Bisognerà
attendere i risultati degli esami di
laboratorio.
21 Luglio 2006 “Si tratta di
leucodistrofia metacromatica. Non esistono
speranze per questa malattia, il bambino
perderà man mano tutte le funzioni vitali
fino ad portarselo via…”.
Questa la diagnosi definitiva annunciata
dall’Ospedale Microcitemico di Cagliari.
21 luglio 2006. Nel pomeriggio,
subito dopo aver appreso il doloroso
referto, viene richiesta una consulenza
all’omeopata cagliaritano Dott. Cimino.
Grazie alle ricerche su testi medici
infatti, ma soprattutto grazie ad internet
www.intellisystem.it
si viene a sapere che un altro bambino
affetto da leucodistrofia, ha ottenuto dei
benefici grazie alla cura omeopatica.
2 agosto 2006. Approdo al San
Raffaele di Milano. I medici dell’ospedale
propongono di fissare un appuntamento per
settembre: bisognerà sottoporre Roberto e
tutta la sua famiglia, ad ulteriori
accertamenti. Intanto confermano: se a
conclusione dei nuovi controlli la diagnosi
fosse ancora di leucodistrofia metacromatica,
per il bambino non ci sarebbero speranze.
I genitori di Roberto, stanchi da un anno di
continui accertamenti medici, preferiscono
evitare il ricovero e il ripetersi di un
nuovo calvario. Roberto così ritorna a Gavoi.
La famiglia, sopraffatta in un primo momento
dall’idea di dover attendere inerte la morte
del bambino, inizia a cercare conforto
contattando altre famiglie che vivono o
hanno vissuto la stessa situazione.
3 agosto 2006. La zia di Roberto
spedisce una e-mail di aiuto a diverse
associazioni italiane che si occupano di
leucodistrofia: “Sono la zia di Roberto, un
bambino di tre anni affetto da
leucodistrofia, siamo disperati, vogliamo
entrare in contatto con qualche medico o
genitore che abbia esperienza sulla
malattia, vi ringraziamo e aspettiamo con
ansia una vostra e-mail”
9 agosto 2006. All’sos, risponde
subito Giovanna Pannuzzo, mamma di Grazia:
“ho letto la vostra e-mail, vi sono vicina
in questo momento. Sono a vostra
disposizione per aiutare Roberto”.
Giovanna, oltre ad offrire il proprio
sostegno emotivo e umano, mette in contatto
i familiari di Roberto con la Dottoressa
Maria Luisa Escolar, direttore del Program
for Neurodevelopmental Function in Rare
Disorders Center for the Study of
Development and Learning University of North
Carolina at Chapel Hill 1450 Raleigh Road
Chapel Hill, NC 27517, http://www.unc.edu
5 settembre 2006. Grazie a due amici,
uno esperto di web e una traduttrice di
lingua inglese si riesce ad organizzare da
Gavoi una videoconferenza con Maria Escolar
e la sua equipe di medici.
La videoconferenza dura due ore, il bambino
viene osservato e visitato via internet, da
quel momento si ricomincia a sperare: negli
Stati Uniti c’è una possibilità di vita per
Roberto.
Gli specialisti statunitensi infatti, hanno
protocollato la malattia e trovato una
terapia che la blocca: il trapianto di
cellule staminali prelevate da cordone
ombelicale.
La buona notizia è che la probabilità di
esito positivo è dell’80% ed esistono anche
casi di riuscita, come quello di un bambino
belga, Xavier Kent (www.xavierkent.com).
Per curare Roberto serve circa 1.000.000 $ ,
di cui 650 mila $ solo per il trapianto. La
cifra restante è per le successive cure che
prevedono almeno 6 mesi di ospedalizzazione.
Ora occorrono i documenti necessari per
poter iniziare il percorso di terapia, ogni
minuto che passa, Roberto potrebbe perdere
la vista, il tatto, l’udito, la memoria...
8 settembre 2006. Dario il padre di
Roberto chiede aiuto alla comunità di Gavoi.
11 settembre 2006. Si costituisce un
forte Comitato di volontari chiamato “proroberto”.
Il Comitato è un’organizzazione apolitica,
apartitica, aconfessionale, volontaria e
senza fini di lucro che vuole aiutare la
famiglia ad afferrare l’unica speranza
finora possibile: il trapianto di cellule
staminali del cordone ombelicale.
Qualora i fondi raccolti siano insufficienti
allo scopo, o questo non sia più attuabile,
o raggiunto lo scopo si abbia un residuo di
fondi, questi verranno devoluti ad un
istituto di ricerca per le Leucodistrofie, o
ad altre iniziative di solidarietà come
questa.
I genitori di Roberto
Dario e Lella |