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LA MARCIA DEI PINGUINI - THE EMPEROR’S JOURNEY
O.S.T./EMILIE SIMON

La Marcia Dei Pinguini” il film documentario di LUC JAQUET campione d’incassi in USA, è uscito sugli schermi italiani il 18 Novembre 2005. Il film si avvale della voce narrante di Fiorello.

La natura ha inventato la più bella delle storie. Nell’oceano, il pinguino imperatore assomiglia più ad un delfino che ad un uccello. Potente, fluido, con un colpo di reni viene fuori dalle profondità come un siluro, scivola con destrezza sul ghiaccio, si rialza e finisce per mettersi in piedi sulle zampe. Trasformatosi in camminatore maldestro, l’uccello si trova ormai alla merce’ del minimo ostacolo.

Quale ragione o quale destino spinge dunque questo buffo uccello a lasciare l’acqua ghiacciata nella quale si muove con tanta grazia? Una sola, primordiale ed essenziale: la sopravvivenza della propria specie.

Ma nell’Antartico i luoghi eleggibili sono rari poiché d’inverno, per un’ampiezza che va dai 100 ai 200 chilometri intorno al continente, il mare ghiaccia.

Da una parte c’è il nord (il mare ghiacciato, l’oceano e il suo cibo), dall’altra c’è il sud (la banchisa, deserta ma stabile). Tra i due, c’è l’imperatore che cammina. Che cammina d’inverno attraverso centinaia di chilometri di pericoli. Che cammina senza posa tra il cibo e il suo piccolo che ha fame…

La Marcia dei Pinguini racconta questa epopea…


La colonna sonora del film “La marcia dei pinguini - The emperor’s journey” è opera della cantante francese EMILIE SIMON che arricchisce con canzoni e composizioni strumentali le suggestive immagini del film: ancora una volta il paragone con le sonorità di Bjork appare il più appropriato.


TRACKLISTING
THE FROZEN WORLD
ANTARCTIC
THE EGG
SONG OF THE SEA
BABY PENGUINS
ATTACK OF THE KILLERBIRDS
AURORA AUSTRALIS
THE SEA LEOPARD
SONG OF THE STORM
MOTHER’S PAIN
TO THE DANCERS ON THE ICE
ALL IS WHITE
THE VOYAGE
ICE GIRL


All’età di
24 anni Emilie Simon è una ragazza giovane e carina. E’ lei a scrivere la musica ed i testi delle sue frizzanti canzoni, assumendo perfino la funzione di produttore, programmatore, arrangiatore: tutti ruoli normalmente associati a figure maschili nel glossario di uno studio di registrazione.
D’altronde Emilie non è una ragazza qualunque, e rifiuta ogni idea preconcetta: e soprattutto non crede (come invece fanno alcuni) che l’audacia e la creatività musicali siano riservate alle donne al di fuori della Francia. Le francesi, invece, troppo spesso devono accontentarsi dell’eterno ruolo di supporto di ‘bamboline della musica’, addestrate e manipolate dietro le quinte da Pigmalioni da strapazzo dalle dubbie intenzioni.

Emilie Simon sta tentando di lottare contro questi luoghi comuni, e lo fa con il potente pezzo "Désert", titolo del suo Maxi CD autunnale ed assaggio del suo primo album.


E’ in uno studio di registrazione, il misterioso grembo della gestazione musicale, che Emilie Simon trascorre la maggior parte dei suoi anni di formazione. Suo padre, tecnico del suono, ha creato il proprio studio nel seminterrato della loro residenza nel sud della Francia, ed Emilie non perde una sola occasione per osservare i musicisti che vi si avvicendano, di solito jazzisti, letteralmente incantata dal balletto luminoso dei LED e dei display. Tutto questo la influenza profondamente. Talvolta i genitori, cultori della musica, la portano nei jazz club, dove sta fino a notte inoltrata, coccolata da pigri assolo che fungono da anomala ninna nanna, per finire addormentata sulle ginocchia della madre. Ce n’è abbastanza da spiegare la sua carriera artistica. A quindici anni di distanza, ora anche Emilie è una musicista, oltre ad essere cantautrice e tecnico del suono.


Emilie ha avuto una formazione musicale molto completa. Anziché buttarsi sulla composizione di canzoni immature per chitarra e tastiere che l’avrebbero fatta arrossire nei prossimi anni, ha preferito lavorare sulle proprie abilità una ad una, un passo per volta, imparando ad esempio a creare le linee melodiche per le chitarre.


Dotata di insaziabile curiosità, Emilie si è anche lanciata nello studio dei generi musicali contemporanei più spinosi presso l’IRCAM (Acoustic/Musical research and coordination Institute), ma il suo cuore ha finito per scegliere il pop. In un’epoca dominata da pop star prefabbricate, Emilie Simon ci offre un album insolito, in cui il suo ribellarsi alle regole non è cosa premeditata, ma semplice dimostrazione del bruciante desiderio di fare nuove esperienze.

Allo stesso tempo, essendo questo suo primo album pieno di luce e di accoglienti brani pop, vi sono indubbiamente dei lati contraddittori.


Nonostante goda della collaborazione di musicisti fidati, Emilie ha assunto il pieno controllo dell’album ’Désert’ perché ci tiene a farlo restare il più intimo e appartato possibile.

Mette giù da sola tutte le basi e si occupa di ogni minimo dettaglio nel suo stesso studio, che lascia solo quando la necessità di spazi più ampi si rende impellente.

La sua voce eccessivamente innocente, dolceamara per natura, che assomiglia al canto inquietante di certe sirene nordiche (Stina Nordenstan tra tutte) subisce ogni tipo di oltraggio, alterata e storpiata dalle complesse attrezzature su cui lavora con un’amica dell’IRCAM, Cyrille Brissot. Uno dei punti forti di questo disco è il fatto che c’è sempre una dinamicità di fondo.

Emilie Simon ci dà ora le chiavi per accedere all’imprevedibile ed irregolare topografia che caratterizza il suo universo; un universo che non riusciremo mai ad esplorare fino in fondo.

Impaginazione di Marco Masia
Si ringrazia Emanuela Redaelli