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"NOME E
COGNOME" IL NUOVO ALBUM
NEI NEGOZI DAL 16 SETTEMBRE
Il nuovo album di Luciano Ligabue è il più sincero e diretto
della sua ricca collezione discografica.
A cominciare dal titolo, "Nome e Cognome", che senza finzioni
rivolge la grande energia della musica verso il protagonista.
«Ognuno di
noi è la somma di tutti i momenti della propria vita.
Quel risultato è, nel bene e nel male, unico.
"Nome e Cognome" ha a che fare con la difesa di quell'unicità.
Si affannano a metterci tutti dentro grandi contenitori
appiattenti: generazione, pubblico, audience, gente. E poi, a
fianco di parole così generiche, mettono un paio di aggettivi
con cui si pretende di descriverci un po' tutti: la generazione
annoiata o sognatrice o rassegnata ecc. Ma se è vero che un
quadro d'insieme, in qualche modo, prima o poi va fatto, è anche
vero che ognuno di noi andrà chiamato con il proprio Nome
Cognome, con il rispetto della propria storia personale… Sono
d'accordo con chi dice che ogni artista, quando si esprime,
disegna il proprio autoritratto. E' un autoritratto "interno",
l'autoscatto alla propria anima. Mi è capitato di farlo anche in
passato, quando ripenso ai miei dischi precedenti, ai temi che
contengono mi sembra proprio di vedere delineati i miei tratti,
la mia vita di allora. Questo processo si è ripetuto anche
stavolta, forse con ancora più chiarezza. Ho fatto ascoltare le
canzoni ai miei amici, e tutti
hanno trovato che mi raccontavo più del solito,
mi hanno riconosciuto ancora più facilmente in queste canzoni.
Eccola, allora, la mia fototessera.
Quella di questo momento. Quella che si mescola con tutte le
altre finite nella copertina del disco. E ognuna di queste ha
"Nome e Cognome"».
"Nome e Cognome" è un album
secco, concentrato,
"un disco ricco di colori ma, nel suo profondo, semplicemente e
classicamente rock, basso chitarre batteria, con pochissimo
spazio per le tastiere".
Un disco nato da una lunga e paziente lavorazione nel nuovo
studio che Luciano ha allestito a Correggio, a pochi minuti da
casa, con l'aiuto di due produttori: Fabrizio Barbacci, suo
collaboratore storico, e il nuovo Luca Pernici, già produttore
fra l'altro de Il Nucleo.
«Questa dei due co-produttori è stata un'idea azzardata ma alla
fine vincente. Devo confessare che tre teste per pensare a un
disco solo in certi momenti mi sono sembrate troppe; ma sentivo
il bisogno di aprire gli orizzonti, di provare qualcosa di nuovo
pur nell'ambito del rock mainstream, che da sempre è il genere
in cui mi muovo - e Pernici in questo senso mi pareva
l'interlocutore giusto, quello che poteva anche mettere in
discussione il nostro metodo abituale.
È stato un modo nuovo di lavorare, e lo stesso vale per chi ha
suonato in studio. A "Nome e Cognome" hanno collaborato alcuni
dei ragazzi della mia band ma anche altri musicisti, secondo
quell'idea di libertà che ha ispirato un po' tutto il lavoro.
È stato un bel viaggio, davvero; qualcuno ha cambiato pelle,
come Rigo al basso che si è divertito a sperimentare cose nuove,
altri sono stati una rivelazione, come
Niccolò Bossini alla chitarra.
È un ragazzo di Reggio Emilia che ha dato un contributo
importante all'album e all'impostazione del sound chitarristico.
Ha suonato con noi sul palco del Campovolo, il 10 settembre».
"Nome e Cognome" è fatto di
dieci canzoni
più una piccola ouverture strumentale, una finezza che Luciano
aveva in mente da tempo e finalmente è riuscito a realizzare.
È un disco che inizia forte, con "Il giorno dei giorni" (il
primo singolo), e poi si veste di ironia, di struggimento, di
sentimento, per tornare con naturalezza al rock più schietto e
vibrante. La parola "rock" è volentieri sinonimo di energia
maschile, di Marte in Ariete; qui il Liga prova a introdurre
connotazioni femminili, con un bel contrasto che nasce da
chitarre delicate e "certi passaggi liquidi, come ad aprire un
po' il panorama".
Canzoni come "Le
donne lo sanno"
e soprattutto "Lettera
a G."
spiegano con molta emozione quell'idea di "autoritratto" che si
diceva all'inizio; mentre Sono qui per l'amore, il delicato
finale, introduce la suggestiva ipotesi di un Ligabue
chansonnier che serenamente si abbandona alla dolcezza dei suoi
pensieri.
Luciano è carico e convinto di avere fatto un gran lavoro. Ma
l'ultima parola spetta naturalmente al pubblico. "Ho
sempre avuto quest'idea: la canzone (o almeno la mia canzone) è
buona quando è la gente a dirtelo."
Impaginazione di
Marco Masia |