Il nuovo  album "Donne, Gorilla, Fanstami e Lillà" 

Intervista Settembre 2004
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Artista: Nanni Svampa
Titolo:
Donne, Gorilla, Fantasmi e Lillà
Prodotto da:
Recording Arts / Ducale

In "Donne, Gorilla, Fantasmi e Lillà – Omaggio italiano a Georges Brassens" Svampa canta anche tre brani di Brassens tradotti e cantati a suo tempo da Fabrizio De Andrè (“Marcia Nuziale”, “Il gorilla” e “Delitto di paese”).
Nanni Svampa riprende le canzoni di Georges Brassens (che risalgono alla metà del secolo scorso), recuperandone i temi essenziali di ogni tempo e di ogni civiltà: la morte, l’amicizia, l’amore, lo scorrere del tempo e soprattutto la vita di cui condivide una visione disincantata.
Svampa come Brassens usa ironia e umorismo verso il militarismo ottuso, il clericalismo becero e contro quelle persone comuni che commettono le peggiori nefandezze per il timore di perdere i propri privilegi e veder sfumare la tranquillità apparente della loro esistenza mediocre. Per questo, Svampa, nell’adattare in italiano le canzoni francesi, non si è lasciato frenare da barriere ideologiche o linguistiche: ci sono vocaboli forti, però mai usati a sproposito, ci sono atti di violenza e argomenti tabù, c’è una surreale satira di costume, ma c’è anche l’amore e il desiderio di riscatto dei diseredati. Ogni tema, anche il più scabroso, è addolcito con la poesia e alleggerito con l’ironia.

Con gli splendidi arrangiamenti e la direzione musicale di Ettore Cenci e la collaborazione di Sergio Farina (chitarra folk), Antonio Mastino (basso e chitarra classica) e Bruno Poletto (fisarmonica), Nanni Svampa ha dato alle venticinque canzoni di “Donne, Gorilla, Fantasmi e Lillà – Omaggio italiano a Georges Brassens” un’impronta personale, pur rimanendo fedele allo stile scarno dell’autore francese.

Questa la track–list dell’album:

CD1 1. L’ombelico; 2. Nell’acqua del laghetto; 3.Il mascalzone pentito; 4. Funerali d’altri tempi; 5. La contadinella; 6. Il menestrello; 7. La Milena; 8. Marcia Nuziale; 9. Lei mi rompe; 10. Gli amori di un tempo; 11. Il testamento; 12. La ragazza da 4 soldi; 13. Al mercato rionale.

CD2 1. Il fantasma; 2. Saturno; 3. Il temporale; 4. La non domanda di matrimonio; 5. Penelope; 6. Il Gorilla; 7. Il relitto umano; 8. I lillà; 9. Delitto di paese; 10. Il miscredente; 11. Il 21 settembre; 12. La Cesira.

Di seguito alcumi stralci dei testi delle canzoni presenti nel doppio cd

L'OMBELICO(Le nombril des femmes d'agents)
"Ma dopo anni di ricerche
ormai distrutto, ormai sfinito
quando già stava per raggiungere il fatidico ombelico
l'infarto secco l'ha stroncato prima ancora di vedere
quell'ombelico amico della moglie di un carabiniere"
L'ossessione del protagonista di vedere l'ombelico della moglie di un carabiniere è la metafora dell'estenuante ricerca di qualcosa che la vita c'impedisce di raggiungere. Composto in giovane età da Brassens, in origine il brano era intitolato "Carcassonne", con l'omonima città francese come simbolo della meta irraggiungibile.
NELL'ACQUA DEL LAGHETTO (Dans l'eau de la claire fontaine)
"Nell'acqua del laghetto, nuda,
nuotava tra i riflessi blu:
un colpo di vento, orco giuda,
si porta i suoi vestiti lassù"
Una canzone bucolica: una pennellata delicata e deliziosa per tratteggiare l'incontro amoroso con la propria bella. L'acqua della chiara fontana (o fonte) della versione francese è diventata l'acqua del laghetto nel mio adattamento italiano.
apita quando capita
IL MASCALZONE PENTITO (Le mauvais sujet repenti)

"La presi allora sotto la mia protezione,
volli addestrarla ai trucchi della professione:
per farle avere successo io le insegnai come
va mosso il punto ove la schiena cambia nome"
Una storia di malavita - uno dei filoni tipici di Brassens - narrata con grande sense of humor e nessun tono tragico: racconta di un improvvisato pappone che "instrada" una ragazza sulla via della prostituzione e se ne pente soltanto dopo che lei, oltre alla metà dei soldi, gli ha passato anche la metà dei bacilli di un'infezione virale.

FUNERALI D'ALTRI TEMPI (Les funerailles d'antan)

"Giovedì scorso due pirla schizzavano via
a centoquaranta all'ora col morto in apnea:
quando si sono schiantati ci si è accorti che
il morto aveva procreato due bebè"
Brassens ha trattato il tema della morte con spirito filosofico o come satira di costume. Questa canzone appartiene senz'altro alla seconda categoria: attraverso una carrellata di battute ironiche, l'autore canta il proprio disprezzo per le moderne pompe funebri, ormai completamente e irrimediabilmente meccanizzate, e la nostalgia per la solennità e il rispetto per il defunto dei funerali di una volta.
LA CONTADINELLA (Brave Margot)
"Quando Rita slacciava il giubbino
e il gattino attaccava a succhiar
tutti i maschi di quel paesino
eran là là là là là…
E siccome era ingenua credeva
Fosse solo per curiosità
Di vedere il micetto dal vivo
Che correvano là là là là"
È una delle canzoni più note di Brassens. Il testo, che racconta in chiave poetica la storia di una ragazza che addotta un gattino orfano, dalla poesia passa alla satira sociale con un finale dove le donne gelose dei propri maschi, si scagliano sul gattino e ne fanno la solita vittima innocente.
IL MENESTRELLO (Le petit joueur de fluteau)
"Non si disse per la contrada:
'il cantore è uscito di strada'
e il buon Dio non perse di vista
il piccolo buon musicista"
Ambientato in un'epoca lontana - secondo il suo costume - Brassens ha realizzato un perfetto biglietto da visita del cantastorie. Il mesestrello rifiuta cortesemente il blasone che il re gli offre per la sua bravura, perché questa onorificenza stravolgerebbe la semplicità della propria esistenza. È un manifesto di libertà ancora attuale.
LA MILENA (Marinette)
"Decido di bruciare il cervelletto alla Milena!
Ma lei, 'sta brutta scema, è morta già di un raffreddor…
Gessato grigio vado al funeral della Milena!
Ma lei purtroppo era
Già risorta da un bel po'… "
Se "L'ombelico" è una metafora sui sogni irrealizzabili, questo è un brano surreale sulle persone che arrivano sempre in ritardo agli appuntamenti della vita. Normalmente io sono molto classico nell'adattare in italiano i testi di Brassens, ma in questa canzone ho reso più attuale il linguaggio rispetto alla versione originale.
MARCIA NUZIALE (La marche nuptiale)
"Fu un carro da buoi, se si vuole essere franchi,
tirato dagli amici e spinto dai parenti
che andarono a sposarsi, dopo un fidanzamento
durato tanti anni da chiamarlo ormai d'argento"
Una delle tre canzoni in cui interpreto la versione italiana fatta in passato da Fabrizio De Andrè. È una satira sociale di costume: i benpensanti non accettano il semplice, tenero e poetico matrimonio dei genitori del cantautore, rei di aver deciso di "regolarizzare" la propria unione solo dopo molti anni di convivenza. Perfino Giove Pluvio sembra voler ostacolare queste nozze con una tempesta di tuoni, fulmini e grandine…
LEI MI ROMPE (Misogynie à part)
"Ci sono le scocciatrici di stile un po' su,
poi ci sono le cagone che la mettono giù
e le rompi-coglioni.
La mia donna da sola, non faccio per dire,
riesce a mettere insieme le tre categorie:
un miracolo raro"
È una delle sue canzoni più discusse: contestata, ovviamente, soprattutto dalle donne, perché narra una serie di situazioni surreali che scatenano il suo lato misogino. Brassens sa scrivere odi dolcissime, ma anche testi intrisi di cattiveria come questo contro l'altro sesso, cattiveria sempre riscattata dall'ironia
.
GLI AMORI DI UN TEMPO (Les amours d'antan)
"Perché il cuore a vent'anni su ogni fiore si posa,
la zuppa più modesta ti sembra appetitosa:
l'umile lavandaia è un piatto di Natale.
Mancando la contessa bastava la servetta,
mancando l'orchidea coglievi la violetta:
Cupido a primavera non controlla il suo strale"
Come detto, Brassens canta lo stesso argomento, in questo caso il rapporto con le donne, con accenti diametralmente opposti: se quello precedente è uno dei più discussi, questo brano ha riscosso grande affetto e successo presso il pubblico. È il ricordo dolce e poetico di momenti magici della gioventù vissuti accanto alla ragazza giusta: amori semplici, perché ognuno ha la "dama che può".
IL TESTAMENTO (Le testament)
"Che la mia vedova mi dia
tutto il suo pianto con ardore
e a farla lacrimare sia
non la cipolla ma il dolore.
Si prenda pure un altro uomo…
Che svuoti pur la mia cantina, 
fumi la pipa e stia con lei, 
ma lasci star la mia gattina, 
se me la picchia sono guai"
Un altro testo sul tema della morte, che qui viene osservata soggettivamente, con un originale testamento. Come sempre il cantautore francese non rinuncia all'ironia: dopo la sua dipartita, infatti, la vedova potrà fare ciò che vuole e con chi vuole, purché il nuovo compagno tratti bene la sua gatta. Altrimenti il fantasma del defunto tornerà ogni notte a terrorizzarlo.
LA RAGAZZA DA 4 SOLDI (La fille à cent sous)
"Così un sacchetto d'ossa, che avevo preso su
senza neanche uno sguardo,
è entrato nel mio cuore e non ne uscirà più
neanche per un miliardo"
Una delle sue composizioni più forti, belle e incisive: appartiene al filone delle grandi canzoni che esplorano la personalità del genere umano. In un ambiente degradato, un ubriacone compra la donna di un uomo peggio di lui e poi la ripudia perché non corrisponde ai suoi canoni di bellezza, ma lei riesce a fare sbocciare in lui un nuovo grande sentimento. Qui l'amore rappresenta la redenzione dal degrado umano e sociale.
AL MERCATO RIONALE (Hécatombe)
"Alla fine della battaglia,
non contente di avergliele date,
come ultima rappresaglia
le massaie, ancora incazzate,
ritornando alle loro cipolle
quelle furie, va' che indecenza,
gli volevan tagliere le balle:
per fortuna eran già senza"
Una satira sanguigna e diretta, costruita su immagini forti e divertenti, per raccontare uno dei temi preferiti del cantautore francese: la rivolta della gente comune contro i poliziotti. La struttura è quella classica della canzoni di Brassens: nessun ritornello (sono davvero rari nelle sue composizioni) e strofe che contengono centinaia di annotazioni, colori e riferimenti.
IL FANTASMA (Le fantome)
"Non è per essere sconvenienti,
ma certe dame d'altri tempi
sono porcone indiavolate, 
molto migliori nell'amplesso
di certe giovani di adesso"
Un autentico capolavoro di Brassens, da me già cantato al Club Tenco nel 1991. Il tema della morte qui è trattato con incredibile ironia: il protagonista s'imbatte in un fantasma e capisce che si tratta della Morte dal modo in cui cammina. A quel punto, invece di esserne terrorizzato, la seduce e sta per fare l'amore… sennonché sul più bello il padre lo sveglia dal sogno e lo spedisce a Messa!
 
SATURNO (Saturne)
"Ombroso e taciturno
presiede al tempo che va, 
ha un nome tenero, Saturno,
ma è un dio inquietante, in verità"
Una canzone d'amore sui colori dell'autunno. Questa stagione rappresenta la mezza età: per l'appunto, l'autunno della vita. Ed è una tenera canzone d'amore dedicata alla donna con cui hai passato gli anni migliori della vita.
 
IL TEMPORALE (L'orage)
"Che delizia la pioggia, che orrore il sereno:
non c'è cosa più triste dell'arcobaleno.
Il cielo blu mi fa star male,
perché il più grande amore che mai mi fu dato
io lo devo ad un cielo cupo ed imbronciato, 
ad un furioso temporale"
Altro esempio tipico della vena creativa di Brassens, che mantiene il proprio stile elegante anche in racconti boccacceschi come questo, nel quale la donna di un venditore di parafulmini concede le sue grazie al vicino di casa nelle notti in cui infuria il temporale e il marito è fuori per lavoro. Finché lo sposo non corre ai ripari e trasloca con la moglie in un luogo dove non piove mai.
 
LA NON DOMANDA DI MATRIMONIO (La non demande en mariage)
"E non mi piace trasformare
in marmellata e conservare
la mela proibita:
che poi si perde tutto il gusto
se è chiusa in un vasetto angusto
tutta la vita.
Ho il grande onore di non chiedere la tua mano"
Una strepitosa canzone d'amore con uno spirito anticonformista: partendo dalla convinzione che il menage familiare finisce inevitabilmente per appiattire qualunque relazione sentimentale, infatti, il protagonista non intende sposare la propria amata per non rovinare il loro meraviglioso rapporto.
 
PENELOPE (Pénélope)
"Sola nel tuo salotto, in dolce prigionia,
mentre attendi il tuo Ulisse di periferia,
ricami la tovaglia nuova.
Le sere d'incertezza e di malinconia
di', non hai mai sognato di volare via
verso una fantastica alcova?"
Questo brano vuole stuzzicare la fantasia di chi non ha mai sognato di trasgredire le regole e le convenzioni, soprattutto quelle amorose. Qui la trasgressione non è considerata una colpa grave, bensì un fatto comune: per il poeta è il riscatto dalla condizione di soggezione, con particolare riferimento alla donna casalinga.
 
IL GORILLA (Le gorille)
"Dirò soltanto che sul più bello
dello spiacevole e cupo dramma
piangeva il giudice come un vitello, 
negli intervalli gridava 'mamma'.
Gridava 'mamma' come quel tale
Cui il giorno prima, come ad un pollo,
con una sentenza un po' originale
aveva fatto tirare il collo!
Attenti al gorilla!"
La versione italiana è di Fabrizio De Andrè. Brassens ha scritto il testo quando in Francia vigeva ancora la pena di morte e questo spiega l'astio dell'autore verso il magistrato, che diventa oggetto delle effusioni sessuali di un gigantesco gorilla. Per rendere più lieve l'atmosfera c'è un largo uso dell'ironia, l'ancora di salvezza per le situazioni più pesanti. 
 
IL RELITTO UMANO (L'épave)
"…ma guarda un po' che strani tipi di 'pulé'.
E io da allora in poi, io che spavaldamente
Gridavo 'a morte pula, cariba, sbirri e agenti',
a dire quelle frasi non son riuscito più.
Io c'ho provato ancora ma la mia lingua trema,
ricade in bocca e poi ho un brivido alla schiena:
ma guarda un po' la vita strana di quaggiù"
Brassens cantava la vita a trecentosessanta gradi, anche a costo di contraddirsi: dopo aver maltrattato i poliziotti nel brano "Al mercato rionale", infatti, qui ne traccia un profilo più che positivo. La canzone nasce da un fatto reale: il poeta francese si è sentito male per strada e l'unico ad aiutarlo è stato proprio un gendarme. Ecco spiegato questo testo che rivaluta la persona rispetto alla funzione di poliziotto.
 
I LILLÀ (Les lilas)
"Quando vado dal fiorista
compro solo dei lillà,
se le mia canzone è triste
è perché l'amore va"
Una canzone sull'amore perduto, un'atmosfera quasi bucolica in un contesto di periferia cittadina. L'ispirazione arriva dall'unico film fatto da Brassens ("Porte des Lillà) e su quella zona di Parigi che lui ha cantato con quella identificazione personale che nella versione italiana, per ovvi motivi, non ho descritto.
 
DELITTO DI PAESE (L'assassinat)
"Fu qualche lacrima sul viso
a dargli il paradiso.
E quando furono impiccati
Volarono fra i beati:
qualche beghino di questo fatto
fu poco soddisfatto"
È il terzo e ultimo brano in cui interpreto la versione italiana di Fabrizio De Andrè. Una storia di malavita con il pentimento finale e il riscatto umano degli assassini. C'è una critica ai cristiani "sbagliati": i bigotti che non seguono l'esempio di Dio in fatto di perdono e cercano solo la vendetta. Rimane però un interrogativo: il pentimento dei due protagonisti è sincero, o non avendo trovato soldi ma solo cambiali, hanno pensato a salvare almeno l'anima?
 
IL MISCREDENTE (Le mécréant)
"Non ho ammazzato mai, neppure ho violentato
e da due anni circa non ho più scippato.
E se l'Eterno esiste vede che in fondo io
Non mi comporto peggio di chi ha fede in Dio"
A mio parere questa è una delle più grandi canzoni composte da Georges Brassens. Attraverso le peripezie esilaranti di un uomo che si traveste da frate - ma viene smascherato perché invece delle arie sacre finisce sempre per cantare "Il gorilla" e "Donne di vita"… - ci spiega che non è indispensabile essere credente per comportarsi con onestà e moralità.
 
IL 21 SETTEMBRE (Le vingt-deux septembre)
"E il pezzetto di cuore che ancora mi resta
non attraverserà l'equinozio funesto
e non brucerà più nel ricordare te…
è rimasta la brace che pian piano si spegne,
posso farci arrostire quattro o cinque castagne:
il ventuno settembre me ne frego di te,
ed è triste non essere più triste
senza te"
Una storia d'amore: il poeta canta con ironia e disincanto la propria amarezza per la fine di una relazione sentimentale: quel che lo ferisce di più è la mancanza di malinconia. Il titolo della versione in italiano è in anticipo di un giorno rispetto all'originale francese per motivi di metrica.
 
LA CESIRA (Fernande)
"Se penso alla Cesira 
mi tira.
Se penso alla Fanny 
mi tira sì.
Se penso alla Laonora 
mi tira per un'ora,
ma se penso a Mariù
no, non mi tira più"
Un argomento tabù - la masturbazione - trattato con leggerezza e ironia da quel genio di Brassens, che si serve di questo testo boccaccesco per cantare la condizione degli uomini solitari. Quando si parla di sesso, infatti, ci si dimentica sempre delle persone solitarie - che per primi non ammettono di esistere - invece si tratta di una categoria sempre più in aumento.
È un brano notturno e sinuoso che spiazzerà i fans più di ogni altra nostra canzone: un pezzo assolutamente “non alla Pooh”, dove anche l’impasto vocale è fuori dai nostri schemi classici. Ha un testo dissacrante sulla sofferenza per la fine di una storia d’amore e dice con crudele sarcasmo quanto sia facile dimenticare la persona amata: basta annullarsi completamente!!