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WMW
- Quando hai capito di amare la musica a tal punto da fare sul serio?
G.L - Diciamo che sono cresciuto con la musica, infatti a 6 anni ho iniziato a suonare il pianoforte, è la mia crescita artistica si è sviluppata insieme a quella individuale, non è stata ne programmata ne pianificata.
WMW
- Parlando del primo singolo, Blue Velvet, c'è da dire che ti sei trattato diciamo subito bene, facendo partecipare alla sua creazione musicisti di alto livello. Com'è nato il brano?
G.L. - Il brano è uno dei primi che ho scritto, non so bene come sia nato, credo naturalmente, come del resto nascono tutti i miei brani. Mi è capitato alcune volte di voler scrivere per forza qualcosa, e sendendomi a tavolino ho notato che non è un metodo che mi appartiene. I musicisti con cui lavoro sono soprattutto degli amici, perciò hanno collaborato non per questioni economiche ma assolutamente per l'amicizia e l'amore per la musica.
WMW
- Nel giugno del 2004 hai pubblicato "La migliore combinazione", un brano che racconta di una storia d'amore o di cos'altro?
G.L. - Non la definirei una storia d'amore, credo sia più negativo, infatti mi metto nelle vesti di qualcuno che si trova catapultato nel nostro mondo e si accorge che la migliore cosa da fare è quella di tirare avanti senza guardare il prossimo e preoccuparsi di chi gli stà accanto.
WMW
- La tua visione del mondo perciò è questa?
G.L. - Diciamo che vedo diversi aspetti della società moderna così, purtroppo.
WMW
- Finalmente a Novembre è uscito il tuo album… è un album tematico, autobiografico o cos'altro?
G.L. - Credo che tutte le mie canzoni, come quelle di tutti gli artisti, siano in parte autobiografiche, e credo che soprattutto il primo lavoro di un artista è quello più inconsapevole e più sincero, nel senso che scrivendo le canzoni non avrei mai immaginato che potessero essere ascoltate dal pubblico, perciò sono brani sinceri, privi di quelli che sono i compromessi discografici.
WMW
- Ritornando a parlare de "La migliore combinazione", vuoi raccontarci la tua scelta di assegnare il compito di regista a Silvio Muccino?
G.L. - Silvio Muccino aveva assistito ad una mia esibizione presso un locale di Roma, rimastone soddisfatto, ci siamo scambiati i recapiti telefonici iniziando a frequentarci, quando è arrivato il momento di realizzare il videoclip per la promozione del brano, ho chiamato Silvio chiedendogli se aveva il piacere di comparire all'interno, a quel punto mi ha riproposto la domanda chiedendomi se poteva occuparsi anche della regia del clip.
WMW
- Sei soddisfatto di questa scelta?
G.L. - Assolutamente si, sia del prodotto finale che del fatto di aver continuato a fare musica con amici.
WMW
- Questo videclip sarà presentato al Meeting delle Etichette Indipendenti di Faenza nell'ambito del premio Videoclip Indipendente 2004. Credi che in Italia si facciano dei bei clip e della bella musica?
G.L. - Non vi ho mai partecipato, lo conosco per fama e sono molto contento di esserci anche perché credo che in questo momento esista una realtà consolidata delle etichette indipendenti, del resto anche la mia è una di queste.
WMW
- Credi che in Italia si facciano dei bei clip e della musica emergente di qualità?
G.L. - Credo assolutamente di si, per quanto riguarda i videoclip, sono particolarmente colpito da quanto posso vedere non solo sui network musicali ma soprattutto sulle emittenti piccole e dedicate a questo genere di musica. Per quanto riguarda la musica credo ci siano dei bravissimi autori in Italia. WMW
- Il Mei è fondamentalmente l'incontro e il dibattito tra tutti coloro che amano la musica e non vorrebbero vederla morire, qual è il tuo pensiero riguardo questo argomento?
G.L. - Credo che ci sia troppa attenzione al successo, allo sfruttare un singolo prodotto. Parlavo con una produttrice che segue dei cantautori francesi in Italia, e mi raccontava che nel nostro paese si spendono un infinità di soldi per la promozione mentre per la realizzazione del master se ne spendono veramente pochi. In Francia invece avviene praticamente il contrario, dando più importanza al prodotto finito che alla promozione. Credo bisognerebbe distaccarsi un po' da quelli che sono i prototipi standardizzati della musica e quindi gli stessi suoni, una globalizzazione sonora che non mi piace assolutamente e non rispecchia le grandi doti degli scrittori italiani.
Credo perciò, se diretti verso questa direzione, la possibilità di uscire dalla crisi del settore musicale possa essere fattibile.
WMW
- Sempre nell'ambito lavorativo, quel'è il tuo desiderio più grande?
G.L. - Personalmente, come avviene nella maggior parte dei casi, accade che si produce un album e successivamente si propone lo stesso dal vivo, credo invece che la cosa più giusta sia proprio il contrario, perciò, a questo punto desidero tanto poter esprimere la musica, le emozioni racchiuse nei miei brani in giro per l'Italia nelle piazze e locali.
Per
maggiori informazioni sull'artista www.guidoelle.com
Marco
Masia |