Ritratto di Guccini
 
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Olbia Rock 2004
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Ritratto di Guccini 

Cagliari 4 Settembre 2004

"Scusatemi! Ma ho dimenticato la bandana!" si presenta così al pubblico Francesco Guccini sabato sera all'anfiteatro romano di Cagliari che ha fatto registrare il tutto esaurito, per il penultimo appuntamento della rassegna estiva della Sardegna Concerti. E ancora "Siete messi bene…la Sardegna è diventata la nuova sede del governo" ma è la prima e ultima volta che il presidente del consiglio viene citato sul palco. Queste battute lasciano presto lo spazio alla musica del primo brano "che nessuno conoscerà…": Canzone per un'amica (in morte di SF) apre il concerto-prima data del tour italiano- che ha visto la presentazione dei brani del nuovo album Ritratti (tra i primi posti delle classifiche italiane) e l'esecuzione di alcune tra le migliori canzoni di repertorio.

Ad accompagnare l'ex inquilino di Via Paolo Fabbri 43 vi erano un gruppo di musicisti professionisti: Ellade Bandini alla batteria (storico batterista di De Andrè, Vecchioni, Conte, Concato, Caposella, Branduardi, Battisti, Mina, Celentano, Zucchero,ecc insomma un mito vivente), Pierluigi Lingotti basso (allievo di Ares Tavolazzi), il maestro Vince Tempera tastiere (autore di moltissime colonne sonore), Antonio Marangolo sassofono e percussioni, Roberto Mannuzzi sassofono, armonica, tastiere e fisarmonica e infine l'inseparabile Juan Carlos Flaco Biondini alle chitarre.

Tante le canzoni migliori di repertorio, cosi che Guccini non ha potuto accontentare tutte le persone che chiedevano continuamente i brani più disparati (aneddoto: dalla prima fila "Francè e fammi Vorrei!" "Vorrei…..ma purtroppo non l'abbiamo in scaletta!"). Il concerto prosegue con Canzone (riflessione su cosa significhi per lui una canzone: "un sospiro fatto di niente / ma qualche volta se ti ha afferrato / ti rimane per sempre in mente"), Odysseus (su un Ulisse montanaro anziché marinaro) tratta da una poesia di A. Prandi suo cugino, e Colombo, tutte presenti in Ritratti insieme anche a La Ziatta (la zia zitella) versione in modenese de La Tieta di Serat in catalano.

Il cantautore di Pavana si sofferma per parecchi minuti a spiegare le canzoni che si appresta a cantare, una situazione non sempre gradita da una parte del pubblico soprattutto per i primi brani ma Guccini ha sempre la battuta pronta come quando dagli anelli gli urlano "E canta!" ma lui impassibile "Io vi capisco, ma questi atti eroici li riserverei ad altro…". Tra un sorso di vino e un altro, c'è anche il tempo di ironizzare sulle telecamere mobili che lo importunano e su Flaco che amoreggia con un fonico….

Scopriamo un Guccini maturo che affianca alle canzoni di impegno politico brani che recitano storie d'amore come Farewell, Certo non sai ("Solitamente l'uomo, dopo aver fatto all'amore, è quello che si addormenta prima! Questo testo è bugiardo! L'uomo guarda la sua amata addormentarsi "), Autogrill, Cirano e Scirocco (un tango triste ambientato a Bologna). Non mancano neppure le citazioni bibliche con il brano Shomèr ma mi-llailah?(tradotto liberamente Sentinella a che punto è la notte?) tratto dal libro di Isaia capitolo 21.

Il finale è un crescendo di emozioni e intensità con i brani Canzone del bambino nel vento (Auschwitz) "L'ho scritta nel '64, avrei voluto non cantarla più ma purtroppo dobbiamo cantarla ancora", Canzone per il Che dal ritmo cubano, tratta da una poesia di Manuel Vazquez Montalban a sua volta tratta dai diari e dai discorsi del Che, Piazza Alimonda che parte dalla descrizione di Genova per arrivare alla tragica morte di Carlo Giuliani durante il G8 del 2001. E infine le ultime due canzoni, Dio è morto e La locomotiva con il pubblico in piedi a cantare "trionfi la giustizia proletaria!".

Il concerto si è spento senza bis, forse unica pecca che sicuramente avrà lasciato l'amaro in bocca ai 7000 dell'anfiteatro. Il pubblico potrà ritenersi soddisfatto per aver comunque assistito a quasi due ore e mezzo di concerto e per aver visto uno degli autori più importanti della musica italiana definito da Vecchioni (musicologo all'Università di Torino) l'unico poeta della musica italiana insieme a Fabrizio De Andrè. A noi piace pensarlo sempre come una cosa viva lanciato a bomba contro l'ingiustizia.

Mattia Orlandini  


Si ringrazia la
Sardegna Concerti