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EVOLUTION FESTIVAL... APPENA NATO, GIA'
GRANDE!
Sole, lago e il ristorante “Rock”
all’orizzonte, poco prima di trovare l’indicazione per i campi
sportivi: se tre indizi fanno una prova c’è di che ben sperare.
Il mio Evolution Fest inizia alle 18 circa, grazie ad un
traffico sovrumano, ma in fondo non è stato un male, perché a
vedere le facce di chi è arrivato lì la mattina ho capito che
sopravvivere a quel caldo sarebbe stato al di sopra delle mie
possibilità.
Un contorno paesaggistico da cartolina ci accompagna fino
all’ingresso dell’Evolution. Sento in lontananza le note di una
canzone che suona familiare…a suonare sono gli Orphaned Land,
da Israele con furore, d’accordo, ma la canzone…eh si, è proprio
“Nel blu dipinto di blu”…oddio...comincio ad avere seriamente
paura.
Riesco a carpire qualche informazione sui gruppi che si sono
esibiti in precedenza. Promossi a pieni voti i Dark
Tranquillity, autori di un’ottima prova, soprattutto grazie
alla presenza del cantante Mikael Stanne, sempre
estremamente sorridente, cosa alquanto inusuale per chi bazzica
nell’ambiente black metal.
E’ piaciuto anche l’horror metal dei The Vision Bleak.
Arrivano i Lordi. Lordi di nome e di fatto. Ho sempre
sentito dire un gran bene di questa band, che non avevo avuto,
finora, il piacere di vedere in azione. Beh, bravissimi, mi
hanno impressionato. Un hard’n’heavy a metà tra Kiss e Rob
Zombie, una musica di grande impatto ed energia, che a
tratti sembra scivolare verso le sonorità thrash. Peccato che
siano quanto di più inguardabile esista a livello di immagine. I
nostri eroi finnici si presentano bardati di tutti punto con
costumi horror-epici putrescenti da far impallidire gli
Slipknot. Rimane ancora un mistero come abbiano fatto a suonare
e cantare senza svenire, tra mantelli di pecora e maschere di
plastica indossati.
Ricordo a beneficio dei lettori non presenti a Toscolano Maderno
che sul lago di Garda e dintorni la temperatura era di 32
gradi circa…ad ogni modo, sicuramente una delle performance
più divertenti e convincenti.
Entombed: speravo meglio. Da amante del black metal à la
Dimmu Borgir, questi svedesotti sono sembrati un po’ carenti in
raffinatezza, se così si può dire. Simpatici sul palco, ma, nel
complesso, abbastanza noiosi e ripetitivi, senza troppo mordente
né carisma, sufficienza stiracchiata, per incoraggiamento.
Ok, pronti che arriva, attenzione, sta entrando…eccolo:
Sebastian Bach. Senza parole. Anzi, solo una:
eccezionale! Già dalle apparizioni fugaci dal backstage
mostra grande disponibilità ed un gran feeling con il
pubblico, al quale si concede più che volentieri per foto ed
autografi. In forma? Molto di più. Sul palco si agita,
salta, corre, headbanga, ride, si cimenta in sgangherati
discorsi in italiano, insomma, un vero Baz show, ormai il
musical quall’uomo ce l’ha nel sangue e conferma le sue doti di
istrionico frontman. Setlist che alterna i vecchi classici degli
Skid Row ai, pochi per la verità, nuovi brani, che delineano
l’impronta decisamente metal con cui Seb ha deciso di proseguire
il suo cammino musicale. Naturalmente la risposta del pubblico è
entusiastica, per un momento mi sembra di rivivere le scene del
concerto dei Twisted Sister al Gods of Metal dello scorso anno:
folla osannante trascinata dall’artista sul palco.
Grande entusiasmo, come prevedibile, per i cavalli di battaglia
degli Skids, da “18 & life” a “I remember you”,
da “Slave to the grind” a “Monkey business”, ma
non vengono disdegnate nemmeno le “minori” “Rot act”,
“Piece of me”, “The threat” (per me sempre una
gioia quel brano). Livelli di pathos altissimi non appena
partono le prima note di “Wasted time”, una delle 5
migliori canzoni di sempre nella mia personale clssifica.
C’è da dire che la voce del bel Sebastian, sebbene si sia
conservata in maniera invidiabile, non è più quella di una
volta; in più di un’occasione la nota giusta non l’ha vista
nemmeno con il cannocchiale e non sono mancate un paio di
stonature. Purtroppo i picchi dei tempi d’oro non li raggiungi
più, Baz. Ma sapete cosa vi dico? Non importa.
L’esibizione alla quale si sta assistendo è talmente
coinvolgente che una stecca o anche un pezzo cantato di 5
tonalità più basse passa in secondo piano. Energia e batticuore
quanto basta per compensare abbondantemente qualche scivolone
tecnico. Pollice semi-verso, invece, per la band, per due quarti
gentile concessione di Rob Halford. Per capirci: tutti mostri a
livello di tecnica, Steve Di Giorgio in primis, ma con
un’impronta troppo metal per il retaggio Skid Row. A
dimostrazione di questo, al contrario, i pezzi nuovi sono stati
supportati da un muro di suono micidiale. Chiude “Youth gone
wild”, manco a dirlo. Bravo Baz, non mi hai deluso.
E’ la volta degli Headliner Nightwish che finlandesi sono
e finlandesi si diomstrano: glaciali, nonchè abbastanza noiosi
(confesso che tra i Nightwish e l’offerta di una pizza con gli
amici ha vinto la seconda di gran lunga). Oltretutto Tarja di
giallo vestita sembra particolarmente sfortunata con gli
attacchi questa sera. Mi aspettavo un pò di più da loro
sicenramente. Grande cura tecnica (e neanche troppa stasera) ma
poco spazio all’emozione.
In definitiva un buon festival, qualche pecca a livello
organizzativo ma tutto sommato non sostanziale, facendone tesoro
e cercando di non ripeterle si può andare lontano.

A cura di Claudia |