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.:: Interviste Big ::. |
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"Ogni uomo, ogni donna è un composto di mille sfaccettature, mille umori, mille emozioni, eppure il mondo si ostina ad arenarsi sempre sulle solite e banali cose, altrettanto fà la musica, per lo meno la maggior parte di essa. Sono stufa di sentire un artista che si ripete tale quale nel tempo, di sentire un cd con 11-12 tracce tutte uguali... e sono stufa di vedere un mondo che vede solo ciò che vuole, un mondo egoista..." Questi sono soltanto alcuni dei concetti che rappresentano Susanna Parigi, un Artista con la A maiuscola, un piacevole raggio di sole in mezzo ad uno sbiadito mondo in bianco e nero. Scoprite con noi l'intervista fatta da Marco Masia in occasione del debutto teatrale del 29 gennaio del tour di Susanna Parigi "indifferenze". |
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- Riassumento per quanto possibile la tua conquista della musica cosa puoi dirci? |
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"Mi ritrovo sempre tra i piedi una vecchia biografia con niente
di vergognoso anzi, solo che preferisco non farmi strada su i
nomi degli altri, cerco sempre perciò di non nominare più
Cocciante e Baglioni inevitabilmente con la tua domanda sono
quasi costretta a doverli citare. Sono diplomata in pianoforte
presso il conservatorio Cherubini di Firenze, subito dopo il
diploma ho seguito Cocciante nel suo tour (come pianista)
successivamente ho supportato “Oltre” il tour di Claudio
Baglioni anche come vocalist e fisarmonicista. Successivamente ho conosciuto Vince Tempera mio produttore sin dal primo disco che è stato “Susanna Parigi” (1996), il secondo disco “Scomposta” (1999) fino a quest’ultimo “In differenze”. |
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| - Prendendo in esame il titolo "indifferenze" | ||
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"Questo titolo è venuto
veramente per miracolo, sono molto felice di questo in quanto
racchiude un po’ tutto il progetto delle 14 canzoni dell’album.
Leggendo la parola “indifferenze” insieme, significa tutta
questa indifferenza che sento ed avverto da moltissimo tempo,
indifferenza nei confronti di tutto, di certa televisione
volgare e di basso livello, indifferenza anche nei confronti
della politica perché, l’importante non è il senso
dell’orientamento politico ma l’essere orientati è già un
traguardo. Indifferenza anche nei confronti di tutto quello che
è al di fuori del nostro benessere occidentale apparente, perciò
verso il sud del mondo. Credo che con le nuove tecnologie, se
tutto noi lo volessimo, potremmo vedere molto bene il malessere
che ci circonda. Leggendo invece il titolo separatamente “in differenze” perché mi piacciono tanto le persone che hanno la capacità di vedere le cose in modi diversi". |
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| - Indifferenze anche perché l’album è composto da brani tutti ben distinti uno dall’altro? | ||
| - "Io penso che l’affidamento dell’album a un etichetta indipendente non sia casuale, le multinazionali hanno paura di proporre artisti un po’ meno standardizzati. Io odio i dischi dove si ripete la stessa canzone per undici volte o dove ci si ripete sempre nello stesso modo. Credo che tutti noi siamo fatti di tante sfaccettature messe insieme, e di queste bisognerebbe tirarne fuori il più possibile". | ||
| - La tua musica, al contrario di gran parte della cosiddetta “leggera” italiana, assorbe e rimette in gioco, comunque in modo sempre molto personale, le influenze più disparate, dal folk italiano al tango argentino… Ti sei mai chiesta quanto è istintivo questo processo, e quanto deriva da una precisa scelta di non farti ingoiare dal mainstream? | ||
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"Quello che posso dirti è che tutto è istintivo, non c’è
una scelta ragionata. Ho ascoltato ed ascolto tanti tipi di
musica, per me la musica quella buona è tutta bella, classica,
rock, pop, cantautorale che sia, mi piace ascoltare di tutto. Sai che lavoriamo con dei limiti musicali spaventosi, nel limite della tonalità, nel limite dei tempi che ci siamo imposti, con regole portate avanti nei secoli, perciò se siamo obbligati a proporre e riproporre nel tempo sempre lo stesso lavoro è davvero finita". |
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| - Esiste una tradizione specifica riguardante la canzone d’autore in Italia o all’estero alla quale tu ti senti particolarmente legata? | ||
| - "Mi piace molto la canzone d’autore, i cantautori sia italiani che americani, inglesi, francesi, mi piace molto Fossati, De Gregari, Tori Amos e molti altri. Apprezzo anche le belle voci come ad esempio quella di Antonella Ruggero, o cantanti come Alice, tuttavia mi piacciono da morire anche gruppi come i Red Hot Chili Peppers". | ||
| - Viene prima il testo o prima la musica? E in che modo le due cose si compenetrano? | ||
| - "Per quanto mi riguarda spesso nascono insieme, se non altro, la musica nasce da un idea, da un argomento, diciamo che tutto è legato". | ||
| - Fino a che punto ritieni che la canzone possa essere poesia, e fino a che punto può essere importante che lo sia? | ||
| - "Bella domanda (ride)… penso che se si ha il privilegio di fare un lavoro di comunicazione, è importante per me cosa si comunica. C’è chi dice che la musica dovrebbe essere pura e quindi libera da ogni concetto, però per il tipo di musica di cui stiamo parlando ovvero un forte veicolo emozionale e di comunicazione, per me è fondamentale ciò che proponi alle persone, le parole usate. Trovo che il testo sia un modo utile anche per denunciare certi malesseri o certe felicità, lo ritengo un privilegio per chiunque lavori comunicando con le persone, tuttavia potrebbe rivelarsi dannoso se utilizzato nel modo sbagliato". | ||
| - Com’è nata la tua collaborazione con la Bulgarian Symphony Orchestra? | ||
| - "La
cosa più bella del disco è che tutto è suonato, senza alcun
campionatore, tutti i suoni sono reali e ciò come ben saprai
richiede un lavoro complesso. La scelta dell’Orchestra Sinfonica Bulgara è nata dopo che avevo sentito delle colonne sonore suonate da loro, e mi era piaciuto enormemente il suono e l’anima dell’orchestra stessa. Il feeling e le emozioni scaturite dal suono degli strumenti di questa orchestra, spero e sono convinta che trasparino all’ascoltatore, posso dirti che il direttore di quest’orchestra, mentre suonava “Le valige che lasci” (traccia numero 13) si è messo a piangere dall’emozione". |
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| - Cos’è stato per te lavorare con musicisti del calibro (e della fama) di Ares Tavolazzi o Juan Flaco Biondini? (Per non dire del tuo produttore, Vince Tempera…) Hai mai trovato ingombrante il loro prestigio? | ||
| - "La cosa che mi preme dirti è che sono nomi del panorama musicale intrnazionale molto importanti, però hanno partecipato al disco perché hanno sposato realmente tutto il progetto, molte altre volte capita invece che si facciano partecipare nomi importanti per una questione di promozione. In questo caso tutto è nato naturalmente, io conoscevo Tony Levin già dal tour fatto insieme a Claudio Baglioni, così come conosco da una vita Ellade Bandini, e so per certo che sono artisti non mercenari ma che prendono un lavoro soltanto se gli piace". | ||
| - Essere una mosca bianca è un vantaggio o solo un’irrimediabile cicatrice che alla fine limita, paradossalmente, la visibilità di un artista? | ||
| - "Questo non te lo posso dire. Ci sono senz’altro persone che hanno vita molto più facile della mia, so di certo che questo mio percorso non lo cambierei con niente al mondo, notorietà, potere, denaro non potrebbero mai comprare il mio passato, ho sempre fatto quello che avrei voluto, ho conquistato la grande stima di persone che per me sono altrettanto importanti e soprattutto della gente comune che molto spesso mi scrive per complimentarsi o semplicemente raccontarmi qualcosa ed una delle cose che mi ha ripagato maggiormente è che ci sono bambini di 8 – 9 anni che imparano il mio cd a memoria". | ||
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In una tua canzone spieghi che sei una che – si pente di “non
aver ucciso chi a licenziato talento e sorriso”. Ci stiamo avvicinando al festival di San Remo, cosa ne pensi? |
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| - "Il festival di Sanremo è come la televisione, ovvero ciò che penso della televisione, un grandissimo mezzo per divulgare messaggi importanti, però traspare attraverso di esso solo il superficiale". | ||
| - Parte da Milano il 29 gennaio “IN DIFFERENZE”, il tour teatrale di SUSANNA PARIGI organizzato dall’agenzia Sette Ottavi di Vince Tempera, vuoi parlarcene? | ||
| - "Il tour partirà da Milano dal Teatro dell’Arte il 29 gennaio. Al suo interno eseguiremo i brani di questo ultimo brano e del precedente, io suono il pianoforte e la fisarmonica, poi Alice ed Aurora Bisanti che suonano viola e violino e Matteo Giudici che suona la chitarra. Ci sono dei monologhi di Umberto Galimberti, grande filosofo che scrive anche per Repubblica, la voce fuori campo è di Leonardo Manera e ci sono proiezioni di foto tra le quali quelle di Sebastian Salgano, grandioso fotografo che riesce a trovare la bellezza nella povertà". Per quanto riguarda le date del tour potrete trovarle sul sito www.susannaparigi.it o nello speciale di Web Music World. | ||
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Si ringrazia Manuela Greco - Parole & Dintorni.