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Per
ulteriori info: |
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www.Aretuska.com |
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www.RoyPaci.it |
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RADIO ALTER
fu una delle prime
Radio libere
della Citta di
Cagliari dei primi anni '70, anni sia della
contestazione, della creatività e voglia di
migliorare le situazioni ingiuste di questo
mondo.
Fu anche la
prima Radio
dove io iniziai a trasmettere e a titolo di ciò
voglio dedicare a lei,
ed
a tutti i compagni che parteciparono in quella
avventura, questa
serie di articoli tratti da il tour sia europeo
che latino americano degli
SKA-P
al quale partecipai ma anche da
innumerevoli situazioni vissute ultimamente
e che vivrò prossimamente speriamo sempre con
questo spirito libero.
Radio Alter
adesso
viaggia On The Road
raccogliendo nel mondo informazioni e
trasmettendole sulle "frequenze" di
Web Music World
anche virtuali.
PAULA PITZALIS |
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RADIO ALTER ON THE ROAD
Communications: CAPODANNO CON ROY PACI
A cura di
Paula Pitzalis
e Valerio Piga
Testi di Paula Pitzalis.
Radio Alter on the Road ha voluto salutare
un 2005 triste per ciò che riguarda
le questioni politiche mondiali, la guerra
in Iraq che prosegue a mietere vittime innocenti per
massacri di potere in mano delle compagnie petrolifere che si
celano dietro i giochi di mercato e transazioni finanziare di
borsa degli stati belligeranti, la
distruzione di New Orleans, città madre del jazz che ha
mostrato agli occhi del mondo la debolezza del gigante americano
messo in ginocchio dalle forze della natura ma insofferente al
protocollo di Kyoto, la Turchia che spinge
per un suo ingresso all’interno di una Europa che le
chiede anche di riconoscere il Genocidio e lo sterminio del
Popolo Armeno ed i nostri contenziosi e “lotte
finanziarie intestine”relative allo scandalo bancario
italiano, ecc, ecc, ecc, ci hanno portato a salutare l’entrata
del 2006 con “Próxima Estación Esperanza”(per
parafrasare Manu Chao) sul palco di via Roma a Cagliari con Roy
Paci.
PAULA PITZALIS:
Roy Paci di nuovo in Sardegna dove ci hai regalato un
grandissimo concerto una grande apertura musicale de 2006 ma
anche un’esortazione dal palco all’union delle due isole in una
Italia che politicamente a volte porta alla disunione. E’un
messaggio?
ROY PACI: Si è un messaggio chiaro e forte ma soprattutto è un pensiero
che mi sta assillando in questi ultimi periodi perché
effettivamente mi lamentavo della mia terra ma da quel che ho
capito anche la Sardegna non è che goda di un occhio di riguardo
soprattutto da chi in questo momento gestisce i fili del governo
italiano. Sono consapevole de problema sardo dalle notizie prese
dai giornali, di una terra che è in credito nei confronti
dell’Italia per i tanti soldi accantonati e per le tante
motivazioni e giochi politici che non li sbloccano.
So che il
popolo sardo ne ha tanto bisogno perché come quello mio
siciliano non è un popolo composto da genti aristocratiche ma da
classi agro pastorali.
P.P:
Per questo motivo hai cantato “Nanneddu Meu” dal palco?
R.P: Si e mi è piaciuto tanto anche perché questa canzone ha una
similitudine con un brano nostro tradizionale: “Malarazza” e
che abbiamo inserito nel nuovo disco “Parola d’Onore”. Ho letto
il testo della traduzione e nonostante la musica sia vivace
presenta una profondità ed una tristezza intensa.
P.P:
Tu hai collaborato con le più interessanti realtà musicali della
scena di Barcellona ed Iberica e con quell’insieme di artisti
che vengono presentati da Radio Chango (www.radiochango.com),
con Radio Bemba della quale ne sei componente con Manu Chao,
David, Gambit, Majid, fino a Fermin Muguruza e poi collabori con
i grandi del jazz italiano. Oggi incontriamo un Roy Paci più
versatile e con un bagaglio di esperienze di alta levatura
musicale. CoSa porta Roy Paci a ricercare nell’elemento
dell’essenza mediterranea?
R.P: Io ritrovo qui la forza che mi fa rimanere ancora in piedi sul
palcoscenico dopo 26 anni di musica. Ciò è come un rituale e
questa ricerca e collaborazioni artistiche sono dettate da una
“Fede Religiosa”, in senso metaforico, che è quel vulcano,
l’Etna, che noi siciliani da quando siamo piccoli sentiamo
vibrare sotto i nostri piedi. C’è una spinta energetica da parte
di questa origine e appartenenza a questa forza che si presenta
come epicentro del Mediterraneo. Ho vissuto tanti anni in
Sicilia fino a quando avevo 20 anni e tutta la mia formazione
artistica culturale ovvero la “sicilianitudine” la porto con me
nel sangue. Ricordo quando da bambino accendevo la Radio e
durante le trasmissioni si sintonizzavano altre frequenze e
suoni e musiche non provenienti dalla mia tradizione ma
dall’Egitto e dal Nord Africa e che emanavano un fascino
all’ascolto e che oggi rimangono scolpite nella mia memoria.
P.P:
Tu sei anche un produttore discografico e da poco tempo anche
Manu Chao ha intrapreso questa strada producendo Amadou e Mariam,
artisti del Mali…
R.P: Ha imparato bene il ragazzo! (ridiamo)
P.P:Volevo sapere come avete vissuto sia come artisti e come
produttori quel periodo con Manu Chao e Fermin Muguruza in
Spagna in cui venivano cancellati dei concerti perché il vostro
impegno era indirizzato verso la tutela delle identità? Ti
faccio questa domanda perché Manu Chao in una intervista mi
aveva detto che il problema nel mondo non era difendere le
frontiere ma proprio le identità culturali.
R.P: La storia di Manu l’ho vissuta in prima persona. Durante l’anno
con Radio Bemba c’è stata un po’ di riluttanza a farci esibire
da parte di alcuni luoghi, tappe di concerti in cui noi dovevamo
suonare perché il governo Aznar e la stampa facevano pressione.
In Italia accade lo stesso per il potere che esercita la Chiesa
Cattolica con la sua mentalità chiusa e poco laica. Oggi in
Spagna c’è stato un cambiamento con Zapatero che è riuscito a
togliere un po’ di zavorra che si portavano dietro e nello
stesso tempo c’è stato un riappropriarsi della propria cultura
non trasformata in una cultura integralista. Io ad esempio
potrei fare “l’indipendentista siciliano”, non mi piace molto ma
cerco di esportare quello che di siciliano ho dentro di me
confrontandomi con gli altri popoli e le altre culture che
incontriamo nei nostri concerti.
P.P:
Ritornando al discorso della Chiesa Cattolica, Manu Chao ha
appoggiato delle iniziative di Don Andrea Gallo, possiamo così
affermare che all’interno della Chiesa stessa vi sono uomini
diversi e di grande sensibilità?
R.P: C’è sempre l’eccezione che conferma la regola, parlo di Don
Gallo, Don Vitaliano della Sala e tanti altri che dimostrano la
loro fede senza paure e con passione sincera.
Don Gallo,
infatti, parla senza peli sulla lingua anche se ha ricevuto
rimproveri dai Vescovi e dalle autorità più alte. Lui è andato
avanti a testa alta sicuro di avere ragione. A me ha dato tanto
coraggio, soprattutto nel periodo del G8, non immaginavo che una
persona come lui avesse una forza simile.
P.P:
Quando vi rivedremo con Radio Bemba e con una prospettiva e
atmosfera diversa?
R.P: Spero l’anno prossimo. Mi ricordo del concerto a Tarvisio dove
eravamo quasi considerati dalle forze di sicurezza dei
terroristi. C’erano più poliziotti che persone al concerto. E’
forse il periodo più triste di Radio Bemba. Una situazione
angosciante e io non mi spiegavo come mai questo attacco
feroce…ma poi se rifletti 5 minuti ti rendi conto che è una
manovra veramente complessa perché si cerca di tarpare le ali a
chi veramente vuole volare con il pensiero, con la voce e la
parola.
P.P:
Un sogno di Roy Paci?
R.P: Un sogno sicuro vedere sicuramente “scoppolare fuori” Berlusconi.
Questo governo ormai è pesante,
preferisco qualsiasi cosa ma non
questo governo. In Italia spero si possano attuare delle
migliori leggi sulla musica e sulla discografia come quelle che
ci sono in Francia e in Germania.
Un disco che io stasera vendo a 10 euro non capisco come un
negozio lo possa vendere a 22 euro. C’è una differenza
impressionante. Potrei venderlo ancora a meno se le tasse
fossero più basse.
P.P:
Per questo Radio Bemba è uscita dalla Virgin?
R.P: Ma ha fatto bene Manu Chao. Lui ha una sua etichetta
indipendente ed io ho la mia ma lui ha venduto anche un sacco di
copie e non fa business. La maggior parte dei soldi che guadagna
li da in beneficenza e a sostegno di organizzazioni umanitarie.
Infatti il successo di vendita di “Siberie m’a été conteé” in
una settimana su internet ha venduto 150 mila copie e penso che
tale successo sia dovuto anche per un suo riconoscimento in
tutto il mondo che lo vedrà nel 2006 in un tour americano
insieme ai System of a Down, Public Enemy, Gogo Bordello e tanti
altri artisti di grande levatura politica.
Impaginazione di
Marco Masia
testi di Paula Pitzalis |