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Per
ulteriori info: |
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www.paolofresu.it |
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RADIO ALTER
fu una delle prime
Radio libere
della Citta di
Cagliari dei primi anni '70, anni sia della
contestazione, della creatività e voglia di
migliorare le situazioni ingiuste di questo
mondo.
Fu anche la
prima Radio
dove io iniziai a trasmettere e a titolo di ciò
voglio dedicare a lei,
ed
a tutti i compagni che parteciparono in quella
avventura, questa
serie di articoli tratti da il tour sia europeo
che latino americano degli
SKA-P
al quale partecipai ma anche da
innumerevoli situazioni vissute ultimamente
e che vivrò prossimamente speriamo sempre con
questo spirito libero.
Radio Alter
adesso
viaggia On The Road
raccogliendo nel mondo informazioni e
trasmettendole sulle "frequenze" di
Web Music World
anche virtuali.
PAULA PITZALIS |
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RADIO ALTER ON THE ROAD
Communications: INTERVISTA A PAOLO FRESU
A cura di
Paula Pitzalis
Testi di Paula Pitzalis. In tempi in cui sempre più si parla e si affermano teorie e filosofie politiche nazionaliste, Radio Alter on The Road Communications vuole incontrare artisti che dal loro punto di vista umano, sociale e del proprio vissuto nel girovagare nel mondo attuale, diano un’opinione più pacifica e costruttiva dell’essere oggi un cittadino del mondo che conserva dentro sé la sua identità e che sappia convivere con le culture più diverse. Abbiamo incontrato in Sardegna, terra ed isola del Mediterraneo che da sempre conserva le sue tradizioni linguistiche e culturali con fierezza ed orgoglio, il jazzista Paolo Fresu. Paolo Fresu è un artista che ha suonato con i grandi nomi della storia del jazz, in Spagna, Catalunya, Francia, Europa, Stati Uniti d’America ecc. Si è dimostrato sempre un artista sensibile a tutte le sonorità provenienti da tutte le culture ed è per tale motivo che ci siamo rivolti anche a lui per aprire un dibattito aperto su Radio Chango che possa portare ad un cammino di solidarietà umana, sociale e civile. Abbiamo incontrato Paolo Fresu durante la presentazione del festival Time in Jazz 2006. Posto che in questo mondo sempre più represso da una globalizzazione commerciale si soffocano quelle libertà espressive artistiche più popolari, in questo splendido pianeta si fa sempre più pressante la necessità di espressione più autentica, quella popolare. Abbiamo dissertato su tali aspetti con il grande jazzista sardo Paolo Fresu. PAULA PITZALIS: A Barcellona la Municipalitat Catalana sta proibendo che si suoni nelle strade mentre Paolo Fresu invece invita questa banda, la Cočani Orkestar, che si esibisce nelle strade a suonare con lui su un palco di un gran teatro lirico… E li portiamo anche in Assessorato ! (ridendo). Cosa sta succedendo in questo pazzo mondo della musica? Ci puoi esporre un tuo punto di vista come artista internazionale? PAOLO FRESU: Per me la musica da strada è la festa, la positività e la felicità. Io poi musicalmente provengo dalla banda. Perciò l’esperienza con la Cočani Orkestar nello specifico è una cosa talmente bella ed intensa. Inoltre la musica nasce dalla strada e si porta nei teatri. All’origine è l’aspetto popolare il più importante che è assolutamente da non perdere. Male si fa quando si proibisce ai musicisti di suonare. Bisognerebbe a volte legiferare meglio. Certo è che la gente deve sentire prima la musica per le strade e poi va anche a teatro a scoprirne dell’altra. P.P: Paolo Fresu come Direttore artistico del Festival Time in Jazz “ Cookin’ Jazz” quest’anno la musica, la porta anche a tavola. Un giorno se ben ricordi il gran giornalista di jazz Alberto Rodriguez ti domandò agli inizi del tuo cammino se tu suonavi di testa o di pancia. Questo cibo musicale come si digerisce adesso? P.F: Beh, si digerisce bene!… Perché le cose si pensano. È come il suono lo si pensa e poi lo si passa allo stomaco. Penso che ci sia una relazione precisa. C’è un aspetto più luculliano del cibo ed uno più raffinato che è quello della testa perché poi alla fine è tutto lì. Come affermare che tutti i sensi passano in qualche modo alla testa con l’aspetto culturale. Io penso che il vino ed il cibo siano come la musica un linguaggio universale dove ognuno poi coglie a seconda del proprio mondo, a seconda della propria storia e del suo mondo culturale. All’origine mi sembrava difficile sposare il jazz con il cibo ed il vino. Poi mi sono reso conto, dopo solamente un mese in cui avevo iniziato a lavorare al progetto, che avevamo una miriade d’idee da riuscire a mettere insieme. Non ce l’abbiamo fatta con tutte probabilmente ma comunque è stato più facile del previsto ed evidentemente ci sono più punti in contatto. P.P: Ognuno di noi ogni tanto si sofferma a fare un bilancio del proprio vissuto sociale ed umano: qual è oggi il concetto d’identità di Paolo Fresu? P.F: Per me oggi è avere suonato una variazione sarda con la Cočani Orkestar in cui non c’è violenza per esempio. Siamo tutti nello stesso piano. Loro suonano con me ed io con loro. Ci dimentichiamo che io sono sardo e loro balcani. Secondo me l’identità è dimenticarsi da dove si viene e cercare semplicemente di essere. Quando uno è automaticamente si sente parte di una cosa molto profonda che ha avuto da piccolo. Io non me lo pongo troppo il problema dell’identità anche se sono fiero di essere sardo. Detto questo però cerco di dimenticarmelo nel momento in cui mi relaziono con il prossimo. Poi quando mi ritrovo da solo, penso in sardo. P.P: I suoni della memoria rimangono? P.F: Assolutamente sì! Questo è fondamentale perché se non si desse forza in qualche modo per andare altrove uno si perde ed un po’ di dimentica. Invece quando uno si dimentica naturalmente vuol affermare che fa parte di quella cosa lì. P.P: Per questa motivazione hai organizzato un festival che viaggia per via ferroviaria, navale, acqua, aria e terra? P.F: Assolutamente sì! P.P: Quando un’astronave allora? P.F: (Ridendo): Ecco quello sarà quello del futuro! Sì, faremo un Festival del futuro!
Impaginazione di
Marco Masia
testi di Paula Pitzalis |