|
RADIO ALTER ON THE ROAD
Communications: INTERVISTA AD ANTONELLO SALIS
A cura di
Paula Pitzalis
Testi e foto di Paula Pitzalis. Incontrare Antonello Salis, dopo che il pubblico gli ha tributato uno stand ovation con un altro grande artista sardo, Paolo Fresu, che li ha visti impegnati sul palco del Teatro lirico di Cagliari con la Cočani Orkestar, è stato non solo piacevole poter dissertare con lui ma anche un momento sincero che mi porta ad amare sempre l’umiltà d’intenti dei più. Sicuramente una grande scelta artistica anche quella di Nicola Spiga, direttore artistico dell’Associazione Shannara, che da sempre propone quelle miscellanee sonorità e contaminazioni musicali più peculiari del bacino del mediterraneo. PAULA PITZALIS: Questa sera il detto “Nemo profeta in patria est” con Antonello Salis e Paolo Fresu non è valso perché il pubblico ha dimostrato tutto il suo assenso alla vostra performance. ANTONELLO SALIS: Credo di sì. Questa sera nel caso mio e di Paolo Fresu abbiamo sfatato per una volta questo mito o detto. P.P: Oggi hai duettato in un finale dialogico con Paolo Fresu concludendo il tema con un “ non ti scordar di me”. Cosa vorrebbe scordare e cosa non vorrebbe dimenticare Antonello Salis della Sardegna? A.S: Fino ad oggi non vorrei scordare niente. Non vi è nulla di negativo da scordare mentre per ciò che concerne il ricordare… sai io vivo a Roma e la mia Sardegna è qui davanti a me… ci vengo talmente spesso che non mi sento un emigrato. P.P: Cos’è l’identità visto che in questi tempi si parla di risveglio di nazionalismi? A.S: Oggi bisogna fare attenzione su tale punto. Vi sono alcune cose che fanno parte di te e non vi è alcuna ragione di forzare per esprimerle. Esse vengono fuori spontaneamente perché vivono in te. Non credo ad identità o culture inferiori o superiori. Ognuna è unica nel suo genere. Ognuno ha una propria identità ed io credo nella pacifica convivenza tra etnie diverse. Se fosse per me non esisterebbero conflitti bellici. Dovremmo amare un po’ di più. P.P: Un sogno di Antonello Salis? A.S: Sono nato e cresciuto in una dimensione povera e nella mia vita ho anche fatto anche la fame. Ti dirò forse per questo non ho mai sognato niente di grande. Poi ho seguitato a suonare ed ho incontrato Lester Bowie , Pat Metheny e tanti altri grande del jazz che mai mi sarei aspettato. Forse per pudore a me stesso non ho mai pensato di suonare con questo o con quello. Oggi mi sento appagato della mia musica e non cerco altro. Di sicuro forse probabilmente mi si presenteranno altre occasioni ed incontri ma non ho grandi pretese.
Impaginazione di
Marco Masia
testi di Paula Pitzalis |