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RADIO ALTER ON THE ROAD
Communications: LA LUNGA VIA DELLA PACE CON ADOLFO PEREZ
ESQUIVEL
A cura di
Paula Pitzalis
e Valerio Piga
Testi di Paula Pitzalis.
Adolfo Perez Esquivel nasce a Buenos Aires, Argentina nel
1931. Completa i suoi studi alla Scuola delle Belle Arti dell’Universita
di La Plata e si dedica all’insegnamento nelle scuole
elementari, secondarie e all’Università. L’arte accompagna
sempre l’impegno di questo uomo di cultura e pensiero ma ancor
di più è la sua sensibilità ed impegno, fin dagli anni ’60, a
vederlo attivo all’interno delmovimento cristiano non violento
dell’America Latina.
Dopo il Colpo di Stato del 1976 dei militari la sua opera è
protesa al rafforzamento di una lotta per
la difesa dei diritti umani e sostegno alle vittime delle
dittature. Nasce in questo contesto il “Servicio
Paz y Justicia” (Servizio Pace e Giustizia), uno
strumento atto alla difesa dei diritti
umani e che promovesse una campagna internazionale per
denunciare le atrocità commesse dai regimi dittatoriali
sudamericani.
Nel 1975 Adolfo Perez Esquivel viene
arrestato in Brasile dalla polizia militare, nel 1976 in
Equador insieme a Vescovi latino americani e statounitensi ed
ancora nel 1977 a Buenos Aires (dove
subisce torture e violenze dalla polizia federale argentina)
per le sue attività pacifiche.
Questo suo percorso umano e di impegno civile fa sì che il mondo
civile planetario gli riconosca la sua attività pacifista conferendogli
diversi premi internazionali e al finale il Premio Nobel per la
Pace per la difesa dei diritti umani nel 1980.
Attualmente è Presidente del Comitato
d’onore del Servicio Paz y Justicia dell’America Latina e della
Lega Internazionale per i diritti e la liberazione dei popoli
con sede a Milano, ed anche membro del
Tribunale Permanente dei Popoli.
Apprezzati nel mondo editoriale i suoi scritti “El
Cristo del Poncho” e “Caminar junto
a los Pueblos”. Incontrare questo uomo, per
l’inagurazione del Centro Documentazione e di Iniziativa sui
Diritti Umani a Tresnuraghes, il 27 Novembre 2005, è stata una
lezione di grande sensibilità umana. Non solo è stato alquanto
emozionante per Radio Alter on the Road che lo ha intervistato
ma ricordare che i nostri emigrati sardi, Mastinu e Marras,
uccisi dalla dittatura argentina con tanti “desaperecidos”,e che
attraverso le voci delle “Madres de Plaza de Mayo” chiedono dal
silenzio un atto di giustizia perché la storia e la memoria non
si ripeta nei tempi a venire, è il messaggio più intenso che
dobbiamo con etica e dovere trasmettere alle generazioni future
di tutto questo meraviglios pianeta terra.
PAULA PITZALIS:
Vincere un Premio Nobel per la Pace dopo aver vissuto una vita
di sofferenze per difendere i diritti umani e poi assistere alla
premiazione di un altro Nobel , quella di Henry Kissinger, che
apoggiò con la CIA il Piano Condor di sovenzione economica e
militare delle dittature latino americane, come Lei vive questa
situazione? È una domanda alquanto cattiva?
Adolfo Perez Esquivel: (Ridiamo). No! Non è così cattiva
e non è la prima volta che me la rivolgono. Il Comitato Del
Nobel si rinnova ogni quattro anni e a Kissinger gli venne
conferito il Premio Nobel per un fatto
singolare mentre ad altri gli viene assegnato per diversi
tragitti di lotta durante la propria vita. Io con Henry
Kissinger non ho nulla a che vedere
anzi al contrario ho un’opposizione sia di pensiero sia di
azione alle sue condotte. Per me il Premio Nobel è importante
nella misura in cui è uno strumento al servizio dei popoli
altrimenti il Premio Nobel non avrebbe importanza se non fosse
così.
P.P: Un’altra domanda!
A.P.E: Cattiva o buona?
P.P: No, buona! (Ridiamo). Quando incontrai Sua Santità il
Dalai Lama con i suoi Monaci, alcuni di essi subirono torture e
violenze nelle carceri cinesi. Domandai quale fosse attualmente
ancora la loro posizione dopo avere sofferto tanto per la
liberazione dell’occupazione del Tibet e quale fosse il cammino
da perseguire per un dialogo di pace.
A.P.E: Io conosco il Dalai Lama
e siamo molto vicini nell’identificarci in questo processo di
dialogo per la Pace. Siamo molto amici
e alquanto simili e mai dobbiamo chiuderci al dialogo ma non
dobbiamo chiuderci neanche alla resistenza. Dobbiamo sempre
ricercare la Verità, la Giustizia e Ristabilire il Diritto di
ognuno e di tutti. Credo che il Dalai Lama continui a pensare
che sia possibile un dialogo con il governo cinese e che questo
prima o poi si raggiungerà. Il Mahatma Gandhi quando diceva che
non si doveva chiudere il dialogo con l’impero britannico questo
dialogo si intendeva non con un dialogo tra sordi.
Un dialogo che presenta una controparte
che si chiude non ha dialogo. Allora dobbiamo continuare
a lottare nella resistenza. Questa è la
differenza.
Impaginazione di
Marco Masia
testi di Paula Pitzalis |