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Max De
Angelis |
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Si
ringrazia Federica Moretti per la collaborazione |
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INTERVISTA A MAX DE ANGELIS
A poche settimane dal Festival di Sanremo abbiamo
reincontrato Max De Angelis che, secondo i dati di
vendita e le charts radiofoniche, si posiziona tra i primi 6
brani sanremesi più trasmessi.
Marco Masia: La tua passione per la musica può essere
definita una vera e propria vocazione, dal momento che già a
quattro anni suonavi il pianoforte e ancora prima ti incuriosiva
l’organo hammond.
In che modo la tua famiglia e/o gli amici hanno contribuito a
questo matrimonio con la musica, davvero ben riuscito e
ammirabile?
Max De Angelis: "…non so ben ridir come v’intrai,
tant’ero pien di sonno in su quel punto”(Divina
Commedia,Inferno, canto primo)….mi allaccerei volentieri a
questi versi per spiegare il mio primo approccio alla musica.
Non saprei come spiegare razionalmente cosa possa spingere un
bambino di 4 anni ad avvicinarsi così prepotentemente alla
musica.
I miei genitori hanno avuto l’intuizione di farmi “assistere” da
un esperto quando avevo quattro anni, perché dimostrai di avere
un talento innato per tutto ciò che producesse un suono.
Da allora non ho più abbandonato il regno del suono.
Il ruolo che hanno avuto gli amici è stato di conferma. Sin
dalle prime festicciole in casa ero il protagonista con il mio
pianoforte acquistato con sacrificio dai miei.
“STUPIRE”, era la mia passione, era il mio desiderio e sono
cresciuto con questa filosofia.
Non credo che si possa “diventare” artisti.
Si nasce con delle caratteristiche innate. Bisogna solo avere la
fortuna di avere alle spalle qualcuno che se ne accorga e che
non ti tarpi le ali.
La mia fortuna ha due nomi, Alessandra ed Angelo,mamma e papà".
M.M: Hai alle spalle un consulente davvero speciale, Elio
Polizzi: quale suo insegnamento pensi abbia fortemente concorso
alla tua maturazione artistica e alla crescita personale?
M.D.A: "L’incontro con il maestro Polizzi, sicuramente ha
segnato un capitolo fondamentale per la mia vita artistica.
E’ stato il mio primo ed unico mentore. Ha avuto la sensibilità
idonea per intuire che la musica classica non era più nelle mie
corde e dopo 7 anni , mi ha preso per mano e mi ha portato nel
mondo della musica leggera e Jazz….è stata una fortuna.
Ho finalmente capito che potevo mettere “del mio” in quello che
facevo e non rimanere legato ad una esecuzione di uno spartito,
era quello che la mia anima artistica voleva.
Polizzi ha capito prima di tutti e mi ha aperto gli occhi sulle
teorie e sulle pratiche “leggere”.
A soli 15 anni i miei studi erano incentrati su Dave Brubeck,
Chick Corea, Oscar Peterson etc etc etc.
Potrei parlare della mia gratitudine nei confronti di Elio
Polizzi per anni, mi limito a considerare il mio incontro con
lui come un segno del destino, come una vera fortuna".
M.M:- Una breve considerazione sulla musica classica e
sul sistema formativo del conservatorio?
M.D.A: "Non ha mai frequentato il conservatorio
direttamente.
Ho seguito gli studi relativi agli anni accademici di formazione
da privatista.
Non giudico chi segue e chi cresce al conservatorio ma la parola
conservatorio dice già tutto secondo me...!Eh eh eh eh!
Il mio rapporto con la musica è sempre stato molto carnale e
passionale,non ho mai considerato il mio pianoforte solo come
uno strumento. Ho sempre avuto voglia di uscire dagli schemi e
non solo nella musica, quindi non so se il metodo del
conservatorio rientri nelle mie passioni...un po’ troppo
impersonale per i miei gusti".
M.M: A diciotto anni hai iniziato a suonare nei
piano-bar, è stata un’esperienza utile? E cosa hai provato al
primo contatto con un pubblico “vero”?
M.D.A: "Ho avuto la fortuna di vivere il periodo d’oro
del pianobar. Lavoravo sette giorni su sette a Roma nei locali
più in voga e questa è stata un’esperienza formativa, perché mi
ha fatto conoscere i gusti e le tendenze musicali del pubblico.
Suonare cover serve ad aprire la mente su tutti i fronti
musicali,allarga le vedute.
No ho mai usato basi pre-registrate, ho sempre e solo suonato
dal vivo...se tutti facessero così forse questo lavoro oggi
sarebbe meno infetto.
La maggior parte delle mie esibizioni dal vivo sono state però
con il gruppo che ho fondato nel 1992 e con il quale ho svolto
più di mille esibizioni"
M.M: "L’esordio discografico è avvenuto l’anno scorso con
il singolo “La Soluzione”, che ha riscosso numerosissimi
successi. Come è nato il brano, e quale è stato il tuo stato
d’animo dalla data di uscita sino all’attesa dei primi risultati
di airplay?
M.D.A: "Il singolo “La soluzione” è stato il mio esordio
discografico e l’inizio di una nuova vita artistica.
E’ una canzone nata circa un anno e mezzo prima dell’uscita, ma
non credevo avesse la forza di un singolo di esordio. Gli amici,
col tempo, mi hanno convinto a proporlo come biglietto da visita
per il mio progetto e parte del successo che ha riscontrato lo
devo proprio alla loro intuizione.
Quando si scrive una canzone non si pensa mai al cammino che può
percorrere, sarebbe come togliere anima alla canzone stessa. La
fortuna ha la sua bella parte, le persone che credono in quello
che fai, sono il motore che avvia il tutto. Mettendo insieme
questi fattori ed il gradimento delle persone si arriva ad
essere notati ed apprezzati dal grande pubblico".
M.M: Altro tormentone è “Nuda”, una canzone accattivante
e molto efficace…Ma ciò che racconti è autobiografico? Mi ha
colpito in particolare una frase “nudo come sei fai tutto ciò
che vuoi”: il tema del nudo è da sempre ricorrente, sia in
pittura che in musica. Che concezione hai di questo modo
d’espressione?
M.D.A: "Il successo di “Nuda” è stato ancora più
gratificante per me.
Dopo i numeri raggiunti dalla Soluzione ero preoccupato di non
“tenere il ritmo” con il secondo singolo, ma per fortuna non è
stato così!
E’ vero che il concetto di nudo è molto presente nelle forme
d’arte. Nel mio brano c’è un forte riferimento alla nudità
intesa come nudità dell’anima e dell’essenza femminile.
Mettersi a nudo di fronte al prossimo è una delle cose più
difficili che si possano fare al giorno d’oggi e quando ci si
riesce non sempre si riceve il rispetto che ci si aspetta.
Mettersi a nudo significa essere vulnerabili, ma allo stesso
tempo armati di una forza così pura che difficilmente si riesce
ad essere affondati. La donna è maestra in questo atteggiamento
e la canzone è dedicata a loro e ad una in particolare....non
aggiungerei altro".
M.M: Il tuo ultimo album “La Soluzione” è uscito il 4
marzo, parlami un po’ delle novità e dei brani che contiene
M.D.A: "L’album è come un figlio per me. E’ il frutto di
un lavoro di quattro anni, di tante fatiche e tante speranze.
Parla fondamentalmente d’amore, ma lo fa in un modo poco usuale.
Mi piacciono i testi diretti e profondi in cui ci si possa
concedere anche il gioco delle metafore e dei doppi sensi.
Se dovessi commentarlo e se non fosse il mio, lo riterrei un
lavoro originale.....ma l’ho fatto io, quindi aspetterò le
critiche di chi lo ascolterà!".
M.M: Ho visto che il tuo sito è in manutenzione e
ripartirà il 28 marzo in una nuova versione… Che novità ci
attendono?
M.D.A: "Il sito avrà un vestito tutto nuovo, ma rimarrà
comunque semplice e sobrio, come piace a me.
Ci sarà più spazio dedicato al fanclub ufficiale, che è nato da
pochi giorni ed alcuni aggiornamenti sul mio tour estivo e su
tutte le manifestazioni a cui avrò l’onore di partecipare.
Vorrei che fosse ampliata anche la sezione dedicata alle foto
che fanno gli amici ed i fan, così tutti avranno modo di far
parte del mio viaggio e del mio sogno".
M.M: Il Festival di Sanremo è giunto al termine da ormai
due settimane. Soddisfatto della tua performance? E
dell’organizzazione di Bonolis?
M.D.A: "Ho rivisto solo pochi giorni fa le mie esibizioni
all’Ariston e devo dire che mi sono quasi commosso.
La prima delle due serate in cui ho cantato ero veramente
emozionato e credo se ne siano accorti tutti...ero una corda di
violino.
Non ho cantato benissimo e ne sono consapevole, ma l’impatto con
quel palco è veramente travolgente.
La seconda serata, invece, ho vissuto il tutto con più serenità,
ho cercato di attaccarmi sulla pelle quell’esperienza e
godermela fino in fondo.
Ho cantato decisamente meglio e....stranamente mi sono piaciuto!
Dico “stranamente” perchè sono molto severo nei miei confronti e
credo che nella vita si possa fare sempre meglio di quello che
si è fatto.
Nulla da dire su Bonolis se non che è riuscito a dare al
Festival una nuova luce e una nuova dinamica....anche se avrebbe
potuto farci cantare un pelino prima.....ma gli ascolti hanno
dato ragione a lui anche in questo!".
M.M: Oltre che bravissimo interprete sei un formidabile
cuoco…prendi alla gola gli amici con un risotto al nero di
seppia con crema di zucca e con pasta a forma di caramella fatta
con le tue mani, complimenti!
Da cosa deriva questa passione? Parlami un po’ del ristorante
che hai gestito sino all’anno scorso…
M.D.A: "La passione per la cucina è sempre stata con me.
Sin da piccolo mi divertivo a rubare le ricette di mia mamma
(che è una ottima cuoca),poi col passare degli anni ho coltivato
la passione e sono riuscito a sfruttarla aprendo un ristorante
in centro a Roma...anche se il vero pretesto era sempre la
musica...ora vi spiego.
Inizialmente volevo aprire un live-music-pub. Poi ho pensato che
la degustazione del vino fosse adatta a quel tipo di locale che
avevo i mente....da lì la decisione di unire anche una cucina
fusion....ecco fatto il mio ristorante! Per sette anni è stato
un punto di ritrovo non solo di amici e di clienti, ma anche di
artisti che erano liberi di entrare e mettersi agli strumenti
.Una bellissima esperienza anche quella....forse da ripetere in
futuro....chissà!".
M.M:- Ora che il nuovo album è nei negozi, quali sono i
progetti futuri?
M.D.A: "Vedere il mio album nelle vetrine dei negozi è
una soddisfazione che difficilmente potrei descrivere a parole,
è un sogno che si è avverato.
Adesso sono impegnato nella promozione del singolo di Sanremo e
dell’album stesso, spero di viaggiare ancora tanto e di far
conoscere la mia musica a più persone possibili.
Da Giugno a Dicembre sarò impegnato in una cinquantina di date
in tutta Italia.
Nei miei desideri c’è sempre quello di riuscire a fare il mio
lavoro con passione e dignità, continuando a testa bassa e con i
piedi ben piantati in terra.
L’umiltà, per chi fa un lavoro come il nostro, dovrebbe essere
un valore aggiunto allo spessore dell’arte che si vuole
rappresentare, non credo che riuscirò mai a dimenticarlo!".
Marzo 2005
Intervista a cura di
Guido Belli
Grafica e impaginazione
Marco Masia
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