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Ludovicovan |
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Si
ringrazia per la collaborazione Manuela Greco |
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INTERVISTA A I LUDOVICOVAN
Giovani, milanesi, originali e pronti a dimostrare quanto
valgono. Seppur l'Italia non è un paese propenso all'interesse
verso i gruppi o artisti sconosciuti, state certi che prima o
poi questi ragazzi faranno parlare molto bene di se stessi...
Marco Masia: So che la musica è nata praticamente con te,
l’hai coltivata fin da bambino… ma una volta diventato più
grande, come sei riuscito a farti spazio nel panorama musicale
nazionale?
Ludovicovan: "I pezzi sono stati fatti in due periodi di
versi. Cesare Blanc, la quinta, la sesta, l’ottava e la decima
sono più vecchie tutte le altre invece sono state invece fatte
da maggio a luglio.
L’album presenta comunque delle forti differenze specie
nell’arrangiamento di alcuni pezzi come Cesare Blanc, il peso di
uno sguardo, autoban e girotondo, perché infatti sono stati
fatti un periodo diverso e si allontanano un po’ dal nostro
gusto attuale ma abbiamo scelto di inserirle perché ci siamo
affezionati e tuttavia non sono così male".
M.M: Lasciando da parte
altri prodotti italiani da esportazione tipo Ramazzotti o la
Pausini, che non fanno certamente rock, come vi immaginate che
reagirebbe il pubblico europeo o americano - che è radicalmente
diverso da quello italiano - di fronte ad un cantato italiano?
Ludovicovan: "Noi cel’abbiamo messa tutto per fare un
qualcosa che fosse vagamente internazionale, anche solo facendo
masterizzare il disco a New York.
Ho l’impressione che all’estero non si ha la minima voglia di
ascoltare qualcosa cantato in italiano, un po’ perché ritengono
che le produzioni non made in england o usa siano una sorta di
scimmiottamento di quelli che sono i modelli del vero rock.
In parte mi ritrovo ad essere d’accordo con quell’atteggiamento
tuttavia ci sono dei gruppi o artisti che valgono anche in
Italia, vedi Battiato, che potrebbe essere tranquillamente
esportato negli Stati Uniti".
M.M: Tornando dentro ai
patrii confini, fino ad oggi qual è stato il feedback ricevuto
dal pubblico?
Ludovicovan: "Ancora non c’è stato un grosso riscontro,
abbiamo fatto EP che conteneva anche due pezzi presenti
nell’album (Cesare Blanc, il peso di uno sguardo), un disco
andato discretamente bene per quanto non abbia venduto tanto, ma
so che ciò è comune a tutti gli EP. Dal vivo le esperienze sono
state diverse di volta in volta, alcune molto buone altre
tutt’altro, ma credo sia un discorso che riguarda un po’
l’intero paese, in quanto non c’è la grossa voglia di scoprire
gruppi non bene conosciuti".
M.M: Per chi non avesse
ancora sentito il cd, puoi raccontarcelo nell’essenziale?
Ludovicovan: "Se dovessi definire i pezzi dell’album
direi che sono un po’ malinconici. Per quanto riguarda la
musica, numerose persone dicono che ci siano delle influenze
derivanti dalla new ave inglese anni 80 della scena newyorkese e
per quanto riguarda i testi le atmosfere sono abbastanza
malinconiche e nascano da qualche suggestione legata ad
immagini"
M.M: Ci sarà un prossimo
singolo radiofonico?
Ludovicovan: "Stiamo valutando di fare un ulteriore
singolo, che rimarrà probabilmente sempre sulla linea di
“sogno”… probabilmente sarà l’ultima traccia dell’album “Carlos
e l’immaginazione".
M.M:
Parliamo dei vostri prossimi live
Ludovicovan: "Per quanto riguardai live abbiamo ad oggi
pochissime date, ci stiamo comunque preparando proprio in questi
giorni perché l’album è uscito da poco e si stà pian piano
distribuendo".
M.M: Il Festival di Sanremo
si è appena concluso, vi sarebbe piaciuto parteciparvi?
Ludovicovan: "Sinceramente non ci interessa, oltretutto
non so quanto potrebbe esserci utile, ho l’impressione infatti
che i gruppi non proprio sanremesi possano andarci soltanto se
possiedono un passato già noto come hanno fatto i Bluvertigo,
prima ho paura che ci si possa sputtanare".
Febbraio 2005
Intervista a cura di
Marco Masia ed Anmo
Grafica e impaginazione Marco Masia
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