Intervista Febbraio 2005 

Speciale su "Daniele Nova"

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.:: Interviste Big ::.
Febbraio 2005

 

E' un giovane che vale, si chiam Daniele Nova 22 anni ha una grinta e personalità musicale emozionante. In un contesto presenziato da giovani e bellocci "cantantucci" (permettetemi il termine) spesso ahimè perfino stonati e costruiti ad hoc per un mercato destinato alle ragazze più piccole, Daniele riscatta la musica emergente con serietà, professionalità ed un album che pomette un bell'avvenire.

 
 

- La tua è una voce accattivante, si vede in te una forte personalizzazione, cosa forse insolita per un ragazzo di soli 22 anni. Come hai conquistato ciò e quindi come sei cresciuto artisticamente?

- "Ho avuto il primo vero approccio con la musica all’età di 11 anni, quando ho imparato a suonare la chitarra , non mi sono mai fermato scrivendo fin da subito pezzi miei, Eurythmics, Travis, Coldplay, Rediohead, mentre sul lato americano gli Smashin Pumpinks piuttosto che i Nirvana sono stati i miei ideali musicali, interiorizzando i loro modi di fare musica li rigetto fuori con la mia personalità e potenzialità vocale. Ovviamente nessuno sforzo ad imitare questi grandi gruppi e massima naturalezza".
 
- Hai seguito come tanti altri artisti le classiche tappe di festival locali o nazionali per poi proporti ad una casa discografica oppure no?
- "Non ho fatto tanti live o festival musicali, il mio tentativo di poter trovare il modo per pubblicarmi la musica era basato su registrazioni da portare con mano a produttori o esperti del settore".
 
- L’Italia è ricca di gruppi o artisti più o meno giovani che vorrebbero in qualche modo emergere, i modi per farlo sono molteplici, tu come ti sei mosso in questo senso?
- "Come ti dicevo prima, dopo le tante consegne delle mie cassettine sono arrivato al Jingle Sound facendo un giro di telefonate grazie ad una lista di nomi ricavati da una ricerca fatta su Yahoo perciò una cosa particolare. Così ho chiamato Jingle Sound che era al tempo solo uno studio di registrazione e non una casa discografica, credendo che lo fosse, così per casualità suonandogli i pezzi dal vivo gli sono piaciuto e dal 2000 è nata la nostra sorta di collaborazione".
 
- Dal novembre del 2003, quando è uscito il tuo primo singolo “Ali di carta” ad oggi, in quale modo è cambiata l’attenzione verso di te da parte della stampa e degli ascoltatori, e quali riscontri questi ultimi ti hanno mostrato?
- "Chiaramente vedevo inizialmente che la stampa non voleva sbilanciarsi, avevo sempre trovato riscontri cautamente positivi però si leggeva sempre un margine di possibilità che poi il disco sarebbe stato una delusione o qualcosa di completamente diverso dal singolo. E’ stato perciò necessario aspettare l’album per convincere la critica che in gran parte lo ha poi apprezzato appieno vedendo confermate le proprie aspettative. In generale un approccio positivo da parte della stampa ma anche dal pubblico che si è avvicinato alla mia musica soprattutto grazie al singolo “Cielo mio cielo tuo”"
 
- So che hai supportato la tournè italiana dei The Servant, li hai conosciuti?
- "Li ho conosciuti. Sono stati dei giorni intensi e belli proprio perché comunque c’è stata un alchimia tra noi e loro, inoltre questo mi ha permesso di esibirmi dal vivo in giorni ravvicinati scoprendo ancora una volta il riscontro positivo di un pubblico che comunque si trovava in quel posto sicuramente non per ascoltare me".
 
- So che ami in particolare la musica inglese, perché poi alla fine hai scelto di cantare in italiano?
- "La scelta di cantare in italiano essenzialmente è dovuta al fatto che seppur cantando inizialmente in lingua inglese ma trovandomi in Italia preferivo riuscire a comunicare a 360° con i miei ascoltatori.
In fondo lo vedo anche come una sorta di sfida con me stesso perché per questo tipo di musica in particolare, la lingua italiana è abbastanza difficile soprattutto per la composizione, e sentendone il risultato mi ritengo abbastanza soddisfatto".
 
- "Cielo mio cielo tuo" è il brano che dà anche il titolo al tuo primo album, che racchiude 10 pezzi, sono brani autobiografici?
 
- "Non tutti i brani sono autobiografici, posso dirti che cerco solitamente di trasmettere serenità e positività, le storie sono comunque vivibili da chiunque perciò molti ascoltatori possono indentificarsi nei testi’".
 
- Sentendo il parere di tanti artisti, non solo emergenti ho notato che in molti mi parlano della “morte” della musica vera, quindi un mezzo di espressione di sentimenti etc. E che forse l’unica strada che potrebbe fermare questo meccanismo siano le etichette indipendenti e ciò che ci gira intorno. Approvi queste affermazioni o come vedi la situazione?
- "Credo proprio che le indipendenti siano oggi il lato più dinamico della musica ovvero quello che può offrire all’artista la maniera più vera per esprimersi. Sono d’accordo sul fatto che le grandi etichette abbiano paura ad investire su prodotti rischiosi a livello artistico finendo sempre per andare nel vortice della cosa più commerciale possibile, che può comunque finire in una bufala o in un qualcosa di poco riuscito perché troppo scontato.
Probabilmente le etichette indipendenti hanno forse il difetto di avere minori possibilità di investimento su i propri artisti".
 
- Parlando sempre di artisti italiani quali ti piacciono particolarmente?
 
- "Le cose che mi sono piaciute sono state i primi Moltheni, ora i Negramaro, ho ascoltato parecchio anche Carmen Consoli e le basi storiche della musica italiana. Comunque apprezzo tante cose magari senza appassionarmi".
 
- Il tuo pensiero sul festival di Sanremo?
 
- "Mah... sul Festival posso dirti che lo considero un ottimo mezzo di promozione ed un facile canale che ti permette di farti conoscere da chi apprezza la tua musica ma per diversi motivi non ti conosce. Ovviamente non regna la musica al suo interno, si preferisce forse privilegiare l’aspetto legato allo spettacolo. C’è anche da dire che comunque in diverse edizioni sono usciti artisti e brani niente male, ricordo ad esempio Elisa, i Subsonica, Carmen Consoli e moltri altri".
 

Febbraio 2005 
Intervista a cura di Marco Masia
Grafica e impaginazione Marco Masia

Si ringrazia Max - Jingle Sound